San Donnino, missionario dell’evangelo
"La testimonianza di san Donnino, missionario per la causa dell’evangelo e patrono della nostra comunità, ci invita a ricominciare con fiducia confidando nella misericordia e nella presenza provvidente del Signore che non abbandona quanti ripongono in lui la loro speranza"
La celebrazione del martire di Cristo Donnino si offre a noi come dono di
misericordia anche in questo anno del Signore. Al contempo questa
memoria particolare ci è consegnata come tempo di grazia per ravvivare in
noi le motivazioni che sorreggono il cammino della nostra fede, l’autenticità
di una testimonianza cristiana senza ipocrisia in un frattempo della nostra
storia segnato da fatiche, spesso da confusione e, non di rado, dalla
rassegnazione. La testimonianza di san Donnino, missionario per la causa
dell’evangelo e patrono della nostra comunità, ci invita a ricominciare con
fiducia confidando nella misericordia e nella presenza provvidente del
Signore che non abbandona quanti ripongono in lui la loro speranza.
Alla luce della nuova Lettera pastorale per l’anno 2026-2027 (“Ecco, io
vi mando”. Discepoli per la missione), mi permetto di richiamare la
necessità di non dimenticare che l’identità della Chiesa di ogni tempo è
quella di essere missionaria, testimone senza arroganza dell’evangelo di
Cristo crocifisso e risorto dai morti. Di questa missione e in comunione con
la Chiesa il martire Donnino è stato testimone coraggioso. In una
prospettiva missionaria la comunità dei credenti è chiamata ad uscire dalla
paura dell’insuccesso. Ciò comporta per la comunità cristiana di prendere
coscienza di essere nel mondo, ma senza appartenere ad esso (cfr. Gv 17,16)
ossia riaffermando la sua libertà di essere stata rigenerata nel mistero della
pasqua di Cristo (cfr. Col 3,1-2). In questa prospettiva, la Chiesa non è
contro il mondo annoverandolo nella definizione manichea di sintesi del
cahos generalizzato o della malvagità nella sua espressione peggiore. Nella
sapienza pastorale del Concilio Ecumenico Vaticano II la Costituzione
Gaudium et spes annota nel Proemio:
«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri
soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le
angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel
loro cuore».
La Chiesa non maschera le difficoltà, le fatiche, le contraddizioni e i
contrasti che impediscono la corsa dell’evangelo. Ben oltre la tentazione del
proselitismo e del fondamentalismo religioso, la Chiesa non si sottrae al
dialogo, cerca il confronto con umiltà, mitezza e retta coscienza (cfr. 1Pt
3,15) senza rinunciare alla franchezza (parrēsìa) che deve caratterizzare
ogni annuncio e testimonianza evangelica.
La Chiesa, comunità dei discepoli del Signore, è chiamata ad uscire dal
timore della derisione con la quale, non di rado, i potenti di questo mondo e
i rappresentanti di una dubbia cultura laica minimizzano la sua
testimonianza. Papa Leone XIV rivolgendosi ai rappresentanti dei
movimenti, associazioni e gruppi ecclesiali riuniti nella Veglia di Pentecoste
del 7 giugno 2025 esortava:
«L’evangelizzazione non è una conquista umana del mondo, ma l’infinita grazia che si
diffonde da vite cambiate dal regno di Dio. È la via delle Beatitudini, una strada che
percorriamo insieme, tesi fra il “già” e il “non ancora”, affamati e assetati di giustizia,
poveri di spirito, misericordiosi, miti, puri di cuore, operatori di pace».
Una Chiesa missionaria sa vedere il bene e invita allo stesso modo a
scorgerlo nei volti dell’umanità quotidiana, anche quando nel campo dove è
stata compiuta una seminagione buona è spuntata l’erba infestante. La
consolazione nella speranza che ci guida risiede ben fondata nella certezza
che è Gesù che invia, è Lui il Signore della messe da mietere ed è ancora
Lui che accompagna e sostiene la fatica dei discepoli, anche nel tempo in
cui la missione della sua Chiesa appare al mondo come irrilevante. La sua
parola promessa permane indefettibile e il martire Donnino l’ha confermata
con la sua stessa vita offerta per Cristo: «Non abbiate paura: io ho vinto il
mondo!» (Gv 16,33).
+ Ovidio Vezzoli
Vescovo di Fidenza