Il card. Bagnasco celebra il Patrono San Donnino Martire
«La nostra fede vale anche la nostra vita?»
La testimonianza di san Donnino continua a parlare alla Chiesa e alla società, ricordando che la fede non è una semplice eredità del passato, ma una scelta capace di orientare la vita e aprire nuove strade di speranza. È questo il messaggio emerso dalla celebrazione eucaristica presieduta il 9 ottobre nella cattedrale di San Donnino in occasione della solennità del santo martire, patrono della città e della diocesi di Fidenza, dal cardinale Angelo Bagnasco.
Nel saluto iniziale il vescovo di Fidenza Ovidio Vezzoli, ha presentato la memoria del martire come un «dono di misericordia» e un tempo di grazia per ravvivare le motivazioni della fede e riscoprire l’autenticità di una testimonianza cristiana senza ipocrisie, in una stagione segnata da fatiche, confusione e rassegnazione. Donnino, missionario e testimone coraggioso del Vangelo, invita la comunità diocesana a ricominciare con fiducia, confidando nella presenza provvidente di un Signore che non abbandona chi spera in lui.
Il vescovo ha quindi richiamato la vocazione missionaria della Chiesa, chiamata ad annunciare Cristo crocifisso e risorto senza arroganza, sottraendosi alle tentazioni del proselitismo e del fondamentalismo. Una comunità capace di dialogare, cercare il confronto con umiltà e mitezza, senza rinunciare alla franchezza della testimonianza evangelica. Anche quando nel campo seminato con cura compare l’erba infestante, il cristiano è chiamato a riconoscere il bene e a continuare a seminare, nella certezza che è il Signore ad accompagnare la fatica dei suoi discepoli.
Da questa prospettiva ha preso avvio la riflessione del cardinale Bagnasco, che ha rivolto ai presenti una domanda esigente: «La nostra fede vale anche la nostra vita?». Il martirio, ha sottolineato, non è una memoria lontana, ma una testimonianza sempre attuale, perché «ciò che è antico non è vecchio, ma è sempre contemporaneo». La fede cristiana non è un’ideologia, bensì l’incontro con Cristo risorto, che sulla croce ha donato se stesso per amore, restituendo all’uomo la dignità di figlio di Dio.
Guardando al presente, Bagnasco ha invitato a riconoscere, anche dietro l’indifferenza e l’allontanamento dalla pratica religiosa, un bisogno di Dio spesso inespresso. Un vuoto interiore che attraversa la società e che, soprattutto tra i giovani, può manifestarsi nella ricerca di surrogati, nella violenza e nella perdita di punti di riferimento. Per questo la comunità cristiana è chiamata a essere «sale e lievito nella pasta del mondo», offrendo un contributo concreto alla costruzione di una società più giusta e umana, fondata sulla dignità di ogni persona.
Consapevolezza del tempo presente, convinzione della bellezza della fede e coraggio della testimonianza sono le condizioni indicate dal cardinale per non cedere allo scoraggiamento. Un coraggio umile, capace di attraversare incomprensioni e difficoltà, sostenuto dalla certezza che la misericordia di Dio è più forte di ogni ombra.
La celebrazione si è così conclusa come un invito rivolto all’intera diocesi a rinnovare la propria missione. Nelle parole del vescovo Vezzoli risuona la promessa che sostiene il cammino della Chiesa universale e della Chiesa fidentina: «Non abbiate paura: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33).