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La fabbrica cambia, la comunità resta
Redazione   
23 Ottobre 2026
ore
09:58

La fabbrica cambia, la comunità resta

Il lavoro come esperienza di libertà, responsabilità e bene comune Don Paolo Jr. Dall'Olio – Arcidiocesi di Bologna

 

«Sono responsabile della Pastorale per i problemi sociali e del lavoro da otto anni. È

un servizio che ho accolto quando il mio arcivescovo me lo ha chiesto», racconta don

Paolo Jr.. Mentre parla al telefono, i ragazzi del Grest bussano alla porta. È forse

proprio il suo essere anzitutto parroco a orientare il suo sguardo sul lavoro. L’Emilia-

Romagna è tra i territori più dinamici del Paese, con un sistema produttivo solido e

qualificato. Accanto alle eccellenze convivono anche realtà più fragili e difficili da

intercettare, dalla logistica ai comparti segnati da precarietà, delocalizzazione e,

talvolta, sfruttamento. È il segno di un mondo del lavoro in profonda trasformazione,

in cui non cambiano soltanto le imprese ma anche il modo di lavorare, che rischia di

impoverirsi di senso e di relazioni.

«I sacerdoti entrano meno nelle fabbriche rispetto al passato per molte ragioni –

racconta don Paolo Jr.». Un cambiamento da riconoscere e interpretare: se cambia il

lavoro, cambia anche la presenza della Chiesa. Accanto ai laici impegnati nei diversi

ambiti professionali, il sacerdote è chiamato soprattutto a costruire dialogo e custodire

legami, dando voce a chi resta ai margini. Un impegno discreto e spesso silenzioso,

che consiste nel far incontrare realtà che altrimenti rischierebbero di restare distanti.

Ne è un esempio “Insieme per il lavoro”, il progetto promosso da Arcidiocesi, Comune

e Città metropolitana di Bologna che accompagna le persone più fragili (persone

espulse dal sistema produttivo che hanno bisogno di ricostruire fiducia nelle proprie

competenze) nella ricerca di un’occupazione, mettendo in rete istituzioni, imprese e

Terzo Settore. Per don Paolo Jr. è il segno concreto di una comunità che si prende

cura dei lavoratori.

Ma, al di là dei progetti e delle reti, i sacerdoti continuano a partire da un luogo molto

concreto: la parrocchia. «Continuiamo a incontrare i lavoratori qui, ogni giorno. La

fabbrica cambia, la comunità resta». La parrocchia è il luogo dove le persone portano

le loro domande, le fatiche familiari e professionali. Per don Paolo Jr., essere parroco

significa aiutare a riscoprire che il Vangelo illumina anche il modo di lavorare, di

costruire rapporti, di vivere l’economia. «Gesù stesso – ci ricorda – prima di iniziare la

vita pubblica, è stato per molti anni un lavoratore». Un richiamo capace di restituire al

lavoro il suo significato più profondo: dimensione essenziale della vocazione e della

dignità della persona. Dalla radice evangelica nasce una lunga tradizione di pensiero

e prassi che continua ancora oggi a leggere il lavoro come esperienza di libertà,

responsabilità e bene comune.

La stessa attenzione alla dignità del lavoro ritorna anche quando gli chiediamo quale

pagina della letteratura associ a questo tema. La risposta, però, sorprende. Non cita

un romanzo né un poeta. Sorride e racconta di due fratelli che gestiscono un piccolo

mollificio. Ogni volta che entra nella loro officina si ferma ad “ascoltarli” mentre

lavorano. «Quella – dice – è la mia poesia». È la poesia delle mani, dell’intelligenza

artigiana, del sapere che passa da una generazione all’altra e che racconta un modo

di vivere il lavoro (e, in fondo, la vita) con responsabilità e cura. Per don Paolo Jr. è lì,

tra il rumore delle macchine e l’orgoglio di chi conosce il proprio mestiere, che il lavoro

torna a essere una forma di umanesimo.

Sostenere i sacerdoti, come don Paolo Jr., significa rendere possibile una presenza

quotidiana che genera relazioni e contribuisce a costruire comunità più forti.

Maria Gaglione

Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica

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