La fabbrica cambia, la comunità resta
Il lavoro come esperienza di libertà, responsabilità e bene comune Don Paolo Jr. Dall'Olio – Arcidiocesi di Bologna
«Sono responsabile della Pastorale per i problemi sociali e del lavoro da otto anni. È
un servizio che ho accolto quando il mio arcivescovo me lo ha chiesto», racconta don
Paolo Jr.. Mentre parla al telefono, i ragazzi del Grest bussano alla porta. È forse
proprio il suo essere anzitutto parroco a orientare il suo sguardo sul lavoro. L’Emilia-
Romagna è tra i territori più dinamici del Paese, con un sistema produttivo solido e
qualificato. Accanto alle eccellenze convivono anche realtà più fragili e difficili da
intercettare, dalla logistica ai comparti segnati da precarietà, delocalizzazione e,
talvolta, sfruttamento. È il segno di un mondo del lavoro in profonda trasformazione,
in cui non cambiano soltanto le imprese ma anche il modo di lavorare, che rischia di
impoverirsi di senso e di relazioni.
«I sacerdoti entrano meno nelle fabbriche rispetto al passato per molte ragioni –
racconta don Paolo Jr.». Un cambiamento da riconoscere e interpretare: se cambia il
lavoro, cambia anche la presenza della Chiesa. Accanto ai laici impegnati nei diversi
ambiti professionali, il sacerdote è chiamato soprattutto a costruire dialogo e custodire
legami, dando voce a chi resta ai margini. Un impegno discreto e spesso silenzioso,
che consiste nel far incontrare realtà che altrimenti rischierebbero di restare distanti.
Ne è un esempio “Insieme per il lavoro”, il progetto promosso da Arcidiocesi, Comune
e Città metropolitana di Bologna che accompagna le persone più fragili (persone
espulse dal sistema produttivo che hanno bisogno di ricostruire fiducia nelle proprie
competenze) nella ricerca di un’occupazione, mettendo in rete istituzioni, imprese e
Terzo Settore. Per don Paolo Jr. è il segno concreto di una comunità che si prende
cura dei lavoratori.
Ma, al di là dei progetti e delle reti, i sacerdoti continuano a partire da un luogo molto
concreto: la parrocchia. «Continuiamo a incontrare i lavoratori qui, ogni giorno. La
fabbrica cambia, la comunità resta». La parrocchia è il luogo dove le persone portano
le loro domande, le fatiche familiari e professionali. Per don Paolo Jr., essere parroco
significa aiutare a riscoprire che il Vangelo illumina anche il modo di lavorare, di
costruire rapporti, di vivere l’economia. «Gesù stesso – ci ricorda – prima di iniziare la
vita pubblica, è stato per molti anni un lavoratore». Un richiamo capace di restituire al
lavoro il suo significato più profondo: dimensione essenziale della vocazione e della
dignità della persona. Dalla radice evangelica nasce una lunga tradizione di pensiero
e prassi che continua ancora oggi a leggere il lavoro come esperienza di libertà,
responsabilità e bene comune.
La stessa attenzione alla dignità del lavoro ritorna anche quando gli chiediamo quale
pagina della letteratura associ a questo tema. La risposta, però, sorprende. Non cita
un romanzo né un poeta. Sorride e racconta di due fratelli che gestiscono un piccolo
mollificio. Ogni volta che entra nella loro officina si ferma ad “ascoltarli” mentre
lavorano. «Quella – dice – è la mia poesia». È la poesia delle mani, dell’intelligenza
artigiana, del sapere che passa da una generazione all’altra e che racconta un modo
di vivere il lavoro (e, in fondo, la vita) con responsabilità e cura. Per don Paolo Jr. è lì,
tra il rumore delle macchine e l’orgoglio di chi conosce il proprio mestiere, che il lavoro
torna a essere una forma di umanesimo.
Sostenere i sacerdoti, come don Paolo Jr., significa rendere possibile una presenza
quotidiana che genera relazioni e contribuisce a costruire comunità più forti.
Maria Gaglione
Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica