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“Quo vadis, humanitas?”: dignità umana, IA e identità nel nuovo testo della Commissione teologica internazionale
Attualità, Cultura
Martina Pacini   
5 Marzo 2026
ore
10:03

“Quo vadis, humanitas?”: dignità umana, IA e identità nel nuovo testo della Commissione teologica internazionale

La Commissione teologica internazionale pubblica il documento “Quo vadis, humanitas?” nel 60° anniversario della Gaudium et spes

“Quo vadis, humanitas?” – “Dove stai andando, umanità?”. È la domanda posta al centro del nuovo documento della Commissione teologica internazionale (Cti), pubblicato al termine di un quinquennio di lavoro e approvato all’unanimità nella sessione plenaria del 2025. Il documento nasce nel segno del 60° anniversario della costituzione pastorale Gaudium et spes (1965-2025) e si misura con una stagione culturale segnata dalla “recente accelerazione dello sviluppo tecnologico” e dall’intelligenza artificiale, che – come ricorda il Papa – “comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”. Non si tratta di un testo di condanna della tecnologia, ma di discernimento. La Cti riconosce il valore delle innovazioni scientifiche e tecnologiche, ma mette in guardia dal rischio che alcune prospettive sul futuro dell’uomo producano non un umano eccezionale, bensì “forme di eccezione all’umano autentico”.

Transumanesimo e postumanesimo
Una parte centrale del documento è dedicata al confronto con il transumanesimo e il postumanesimo, presentati come “prospettive diverse nella comprensione della natura umana e del futuro dell’umanità”. Il transumanesimo sostiene che l’essere umano possa e debba utilizzare le risorse della scienza e della tecnologia per superare i limiti biologici della condizione umana, fino a prospettare un’“immortalità individuale supportata dalla tecnologia”. Il postumanesimo spinge oltre questa logica: mette in discussione la specificità della forma umana e rende “del tutto fluido il confine tra l’umano e la macchina”. Secondo la Commissione, entrambe le correnti condividono spesso una valutazione negativa della condizione umana così com’è.

In questa prospettiva i teologi parlano di “risentimento nei confronti della vita reale”, che non può costituire una base adeguata per pensare il progresso umano.

In queste tendenze il documento riconosce anche i tratti di quello che papa Francesco ha definito “neo-gnosticismo”: una salvezza “meramente interiore”, che pretende di liberare l’essere umano dal corpo, dal cosmo e dalla storia. La Cti individua quattro elementi problematici ricorrenti: il tentativo di reinventare radicalmente l’identità umana; un perfezionismo “individualista ed elitario” che rende superflua la condizione umana attuale; il rischio di nuove fratture sociali tra un’umanità “potenziata” e una destinata all’esclusione; e uno sguardo generalmente negativo sull’esperienza religiosa, considerata come ostacolo al progresso. In questo quadro, il documento avverte che un sapere “senza corpo, né limiti, né legami, né senso morale” può diventare “una minaccia rispetto al vero bene dell’umanità”.

Il transumanesimo è un movimento filosofico e culturale che sostiene l’uso delle tecnologie per superare i limiti biologici dell’essere umano, fino a prospettare l’estensione indefinita della vita e l’“immortalità individuale supportata dalla tecnologia”.
Il postumanesimo mette invece in discussione la centralità della forma umana e propone una visione in cui il confine tra uomo, macchina e ambiente diventa sempre più fluido, fino a rendere “del tutto fluido il confine tra l’umano e la macchina”.

Vocazione, identità, dramma
Il documento non si limita alla critica ma propone una lettura positiva della condizione umana articolata attorno a quattro categorie. La prima è lo “sviluppo integrale”: ogni concezione di progresso deve essere orientata a un “orizzonte personale e sociale, commisurato al bene comune”. La seconda è la “vocazione integrale”. “La vita dell’essere umano è vocazione”, ricorda la Commissione citando papa Francesco, e questa chiamata precede ogni risposta dell’uomo. La terza categoria è l’“identità”, descritta come “dono e compito”: non una realtà immobile ma una dinamica che si costruisce nelle relazioni, nella corporeità, nell’appartenenza a un popolo e nella relazione con Dio. La quarta è la “condizione drammatica” dell’esistenza.

Il processo di formazione dell’identità personale si sviluppa dentro la storia e attraversa limiti, sofferenze, peccati e fallimenti, in un dialogo tra libertà umana e libertà divina.

In Cristo, afferma il documento, le tensioni che attraversano l’esperienza umana trovano il loro compimento: “non ci può essere ‘trans’ o ‘post’ che la novità di Cristo non abbia già integrato in anticipo”. Lo sguardo conclusivo del testo si rivolge ai poveri. Lo sviluppo tecnologico, osserva la Cti, tende a favorire soprattutto chi possiede già potere e risorse, con il rischio che i più fragili diventino “danni collaterali, spazzati via senza pietà”. Per questo – ricorda Papa Leone XIV nella Dilexit te – “Cristo col suo amore donato sino alla fine mostra la dignità di ogni essere umano”, una dignità che non ammette eccezioni né potenziamenti selettivi.

Riccardo Benotti- SIR

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