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Caritas, in Italia la povertà non fa notizia. Nei Tg appena il 2% dei servizi
Attualità
Martina Pacini   
20 Gennaio 2026
ore
10:56

Caritas, in Italia la povertà non fa notizia. Nei Tg appena il 2% dei servizi

“Taglio basso” è il titolo dell’indagine di Caritas italiana, realizzata dall’Osservatorio di Pavia, presentata a Roma. L’indagine mostra una copertura episodica e frammentata nei Tg, una presenza minima nei talk show e quasi assente nei profili social degli influencer

La povertà in Italia non fa notizia. Compare solo nel 2% dei servizi dei telegiornali italiani. Anche nei talkshow se ne parla pochissimo (6% del campione) ed è quasi totalmente assente nella narrazione degli influencer sui social (0,8%). Sono i dati più significativi che emergono dall’indagine “Taglio basso” (riferito alla posizione che hanno le notizie sui giornali) , promossa da Caritas Italiana e realizzata dall’Osservatorio di Pavia, sulle rappresentazioni della povertà nei Tg, nei talk show e nei profili social di alcuni influencer. Il monitoraggio è stato condotto tra settembre 2024 e giugno 2025 con l’obiettivo è comprendere quanto e come il tema entri nell’agenda mediale e come viene raccontato. Il rapporto è stato presentato nei giorni scorsi a Roma presso il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

Nei telegiornali di prima serata, la povertà compare in 708 notizie, pari al 2% dei servizi: una presenza episodica, legata soprattutto a eventi eccezionali, ricorrenze e fatti di cronaca. La Rai produce oltre metà dei servizi che parlano di povertà (53,5%), seguita da Mediaset e La7. I picchi di attenzione si sono registrati tra novembre e dicembre 2024 (elezioni Usa, G20, legge di bilancio, iniziative natalizie), in aprile 2025 (con la morte di Papa Francesco o il tema del lavoro povero) e in maggio 2025 (elezione del nuovo Papa, dati Eurostat). Nel 73% dei casi la povertà resta un tema accessorio. Il 74% dei servizi si concentra sulla dimensione materiale e il 62% adotta una prospettiva unidimensionale.

Il focus dei servizi dei Tg è soprattutto sulla povertà italiana (47%). Le periferie italiane compaiono solo nel 3% dei servizi, le aree rurali nello 0,1%. I Paesi più poveri del mondo restano quasi invisibili: Asia 4%, Africa 2%. Solo l’8% delle notizie utilizza dati o ricerche. Nel 18% dei casi emergono stereotipi, con associazioni a criminalità (13,6%), background migratorio (10,5%), dipendenze (3,7%) e disturbi mentali (2,7%).

Nei talk show la povertà è ancora più marginale: se ne è parlato solo in 78 puntate su 1.218 (6%), anche solo di sfuggita. Nel 94% dei casi i programmi non affrontano direttamente il tema. Quando però la povertà entra nel dibattito, diventa centrale nell’83% delle puntate. Prevale la povertà relativa (56%), mentre quella assoluta (8%) o estrema (3%) resta quasi assente. Il 76% del tempo è dedicato alla povertà materiale, ma con un approccio spesso multidimensionale: nel 59% dei casi si intrecciano riferimenti a salute, istruzione, relazioni e partecipazione. La cornice dominante è quella politico‑economica (52%), seguita da quella mista politico‑solidaristica. Le politiche di contrasto alla povertà sono il tema più discusso, spesso in chiave conflittuale. Dei 520 minuti di parola affidati agli ospiti, il 32% va a giornalisti e opinionisti, il 24% a politici e istituzioni, il 13% a persone comuni; quasi assenti associazioni, società civile e Chiese locali.

Ancora più ridotta l’attenzione degli influencer: solo lo 0,8% dei 18.904 post analizzati tratta la povertà, quasi sempre in modo accessorio (79%). Prevale la povertà assoluta (57%), seguita da quella relativa; marginale la povertà estrema. Il 71% dei contenuti si concentra sulla dimensione materiale e il 97% non utilizza dati statistici. Un terzo dei post contiene almeno uno stereotipo, spesso con accenti colpevolizzanti: l’associazione più frequente è quella tra povertà e incapacità o difetto (16%).

Accanto alle criticità, il rapporto evidenzia alcuni elementi positivi. In tutti i generi informativi si registra una certa attenzione alla pluralità delle forme di povertà, seppur con intensità diverse. Nei talk show, quando il tema è affrontato, prevale un approccio che integra dimensioni materiali, relazionali e lavorative. Nei Tg la sfera religiosa valorizza solidarietà e beneficenza. Sui social, nei momenti di maggiore attenzione mediale – come il Festival di Sanremo o la morte di Papa Francesco – emergono contenuti che richiamano responsabilità etica e impegno verso i più fragili. Tg e social mostrano inoltre una significativa presenza della dimensione solidaristica: 47% dei servizi nei Tg, 39% dei post sui social.

Poveri meno informati e informazione sui poveri di scarsa qualità. Dai dati emerge una “povertà informativa” su due piani: i poveri sono meno informati e quindi meno cittadini; l’informazione su di loro è scarsa o di bassa qualità. In un contesto in cui la partecipazione dipende sempre più dalla conoscenza, questa carenza diventa fattore di disuguaglianza. Caritas richiama la necessità di operatori competenti e aggiornati, in un sistema mediatico segnato da logiche di mercato e scelte editoriali che rischiano di “rendere tutti più poveri”. Tra le raccomandazioni: garantire continuità nella copertura, diversificare i frame, valorizzare le voci che conoscono da vicino la povertà e integrare dati empirici per narrazioni più solide e contestualizzate.

 

Patrizia Caiffa-SIR

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