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I.A.: come preparare i giovani al suo uso in modo etico e responsabile?
Attualità
Martina Pacini   
26 Dicembre 2025
ore
09:53

I.A.: come preparare i giovani al suo uso in modo etico e responsabile?

L'esperienza di don Davide Imeneo, direttore di Avvenire di Calabria

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale (IA) sta rapidamente trasformando tutti gli ambiti della nostra vita, dalla salute alla comunicazione, dall’educazione al lavoro, la scuola si trova ad affrontare una delle sfide più grandi: come preparare le nuove generazioni a convivere con queste tecnologie in modo consapevole, etico e responsabile? Un’esperienza significativa in questo campo è quella di don Davide Imeneo, direttore del giornale diocesano Avvenire di Calabria, che ha scelto di mettersi in gioco con i ragazzi delle scuole, portando avanti un dialogo profondo sull’intelligenza artificiale.

Gli incontri con gli studenti non si limitano a lezioni teoriche su come funziona l’IA o sulle sue applicazioni pratiche, ma diventano veri e propri laboratori di riflessione. Don Davide parte sempre dalle domande dei giovani, che sono la base per sviluppare una comprensione più completa del fenomeno tecnologico. “Che cos’è l’intelligenza artificiale?”, “Può un robot provare emozioni?”, “Come facciamo a sapere che ciò che vediamo su internet è vero?” Sono solo alcune delle domande che i ragazzi pongono con curiosità, ma anche con preoccupazione.

Questa apertura alle domande è fondamentale per don Davide, che come sacerdote e giornalista crede profondamente nell’importanza del dialogo e dell’ascolto. L’educazione, infatti, non è mai un processo unidirezionale, ma un percorso che deve rispettare le esigenze e i dubbi di chi apprende. Gli studenti, secondo Imeneo, sono pieni di potenzialità e interrogativi, e sta a chi li educa guidarli verso la consapevolezza di come usare gli strumenti digitali, senza correre il rischio di farsi dominare da essi.

Un aspetto fondamentale dell’approccio di don Davide riguarda la dimensione etica dell’intelligenza artificiale. Durante gli incontri con gli studenti, il tema centrale non è solo quello tecnico, ma soprattutto quello della responsabilità. “L’intelligenza artificiale, afferma Imeneo, è uno strumento che riflette i valori e le scelte delle persone che la progettano e la utilizzano. Se i programmatori inseriscono nei loro algoritmi pregiudizi o errori, questi si ripercuotono sulle decisioni che l’IA prenderà, influenzando in modo significativo la vita delle persone”. Imeneo sottolinea anche il pericolo che l’intelligenza artificiale diventi un mezzo di manipolazione. Le fake news, infatti, sono spesso create e diffuse grazie a sofisticati algoritmi che fanno uso di IA per produrre notizie false in modo rapido e convincente. Questo fenomeno, che oggi è sempre più presente, rischia di minare la fiducia nelle informazioni, soprattutto tra i giovani che sono spesso i principali fruitori delle notizie digitali. A tal proposito, don Davide porta avanti una riflessione importante: i ragazzi devono essere educati non solo a “consumare” contenuti, ma a “decodificarli” e a fare un’analisi critica.

“L’intelligenza artificiale è uno strumento, ma la sua potenza dipende dal modo in cui noi decidiamo di usarla”, ripete spesso don Davide. La consapevolezza che il digitale può essere uno strumento per arricchire l’esperienza umana e non per sostituirla è un concetto chiave che Imeneo cerca di trasmettere ai giovani. Un altro tema che Imeneo esplora con gli studenti è quello della creatività. Una delle principali preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale riguarda la sua capacità di “creare”. I ragazzi si chiedono se, con l’ausilio dell’IA, le macchine potranno un giorno scrivere libri, dipingere quadri o comporre musica migliore di quella che può fare un essere umano. La risposta di don Davide è chiara: l’intelligenza artificiale può produrre opere, ma la creatività umana ha una dimensione che non può essere replicata. La bellezza, l’emozione, l’intuizione e la capacità di fare scelte morali sono prerogative dell’essere umano, e solo questi fattori rendono un’opera d’arte veramente tale.

Ma l’esperienza di don Davide non si limita all’aspetto teorico: attraverso simulazioni pratiche, i ragazzi possono “entrare” nel mondo dell’IA, esplorando come funzionano gli algoritmi, come vengono analizzati i dati e quali decisioni vengono prese dalle macchine in contesti diversi. Infine, don Davide chiama in causa la comunità educativa più ampia, che include insegnanti, genitori e istituzioni. In un mondo che cambia così velocemente, è essenziale che anche gli adulti si mettano in gioco, siano curiosi e si formino sull’impatto delle nuove tecnologie. L’educazione all’intelligenza artificiale non può essere lasciata solo alle scuole, ma deve essere una sfida collettiva capace di coinvolgere tutti i soggetti responsabili della crescita dei giovani.

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