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Avvento 2025: “Rivolti al Signore che viene”
diocesi
Martina Pacini   
28 Novembre 2025
ore
11:00

Avvento 2025: “Rivolti al Signore che viene”

Il messaggio del vescovo di Fidenza, mons. Ovidio Vezzoli, per il Tempo di Avvento

Il tempo santo dell’Avvento sta davanti a noi come atto di misericordia e di grazia del Signore nei confronti dell’umanità tutta. L’Avvento è il ripresentarsi sempre rinnovato di quel mistero di abbassamento, di discesa e di dono che caratterizza il venire incontro di Dio nel suo Figlio Gesù Cristo, Parola eterna del Padre, coeterno con lui affinché tutti possano partecipare della sua vita (cfr. Fil 2,6-11). In tal senso l’Avvento è atto riconfermato della alleanza mai revocata del Signore con le sue creature; è la misura della sua compassione e della sua benevolenza perchè tutti riconoscano Dio come Padre pieno di sollecitudine, il suo Figlio Gesù di Nazareth come riflesso della sua gloria, il suo Santo Spirito come Soffio che a tutto dà vita.

Il tempo dell’Avvento tiene viva nei credenti e in tutti coloro che cercano il Signore la speranza che non delude (cfr. Rm 5,5); esso è profezia dell’incontro con Colui che viene quale giudice di misericordia (cfr. Mt 25,31-46) tenendo vivo lo sguardo dell’attesa, che sa scorgere la presenza del Signore anche nella notte di questo tempo (cfr. Lc 18,8). Mantenere il nostro sguardo rivolto al Signore che viene non significa indossare l’abito della paura e dell’angoscia che produce la fuga dal presente e dalla complessità del nostro oggi (cfr. Sof 3,1-4). Volgere gli occhi al Signore non è voltare le spalle e passare oltre davanti ad una umanità ferita e oltraggiata da tante miserie, cattiverie e da inedite malvagità di ogni sorta. Tenere fisso il nostro orientamento verso il Signore che ha promesso il suo ritorno nella gloria e nell’umiltà, senza ritardi (cfr. Ab 2,3), non significa essere prigionieri di una memoria sbiadita delle fatiche e delle prove che ogni giorno i credenti sperimentano nel loro cammino di perseverante obbedienza all’evangelo.

Quanti sono rivolti al Signore confessano la loro disponibilità senza equivoci all’incontro con l’altro/a senza fughe, senza sottrarsi alle proprie responsabilità, vincendo ogni forma di indifferenza e di pretesa di bastare a sé stessi. Essere rivolti al Signore è dichiarazione solenne di un atto di fiducia nei confronti del fratello / sorella senza pregiudizi di natura sociale, geopolitica, culturale, religiosa; senza ricerca di pretesti per scatenare ostilità, conflitti e approfondire il solco di una distanza incolmabile tra gli umani. L’essere rivolti al Signore lascia trasparire uno sguardo limpido e trasparente; è il segno dell’occhio, specchio interiore (cfr. Lc 6,39-42), che denuncia la distanza da ogni atteggiamento di ipocrisia, di protervia, di arroganza e di sfida affinché l’incontro con l’altro/a sia reso possibile e diventi fecondo di pace e di dignità. Volgere lo sguardo al Signore che viene è l’espressa volontà di quei profeti che osano sperare cammini di comunione, insieme, non da soli, tendendo a ciò che è bello, buono e secondo verità; questo solo può permettere all’altro/a di crescere nella libertà che scaturisce dall’evangelo, nella speranza che non fa arrossire e nell’amore che non cerca un tornaconto immediato (cfr. 1Cor 13,4-5).

Il nostro rendimento di grazie per questo tempo santo salga davanti al Signore, Messia che viene nella gloria e nell’abbassamento; egli è la profezia senza ritardo che annuncia un mondo nuovo che avanza a grandi passi; è lui che orienta il nostro cammino verso il suo Regno di amore, di giustizia e di pace.

Il grido dell’umanità: “Maran’atha, Vieni presto Signore” sia preghiera accolta dall’Eterno. Gesù Cristo, stella del mattino senza tramonto, per intercessione di Maria la Madre, illumini il tempo dell’esilio e della notte che la nostra umanità sta vivendo. Lo Spirito Santo sia rugiada di vita nei sentieri del deserto che ogni uomo e ogni donna stanno attraversando; possano così giungere tutti alla terra della promessa, deserto rifiorito, giardino rinnovato dall’amore che né odio né malvagità alcuna hanno saputo oscurare.

+ Ovidio Vezzoli

vescovo di Fidenza

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