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Martina Pacini   
18 Marzo 2021
ore
14:46

Importante scoperta archeologica nel deserto della Giudea

Importante scoperta archeologica nel deserto della Giudea, dove un team di archeologi del Dipartimento delle Antichità di Israele ha rinvenuto alcuni frammenti di rotoli biblici di duemila anni fa appartenenti al Libro dei profeti minori. L’area non è lontana da Qumran, dove fra il 1947 e il 1956 furono ritrovati i famosi Rotoli del Mar Morto che, datati tra il 150 avanti Cristo e il 70 dopo Cristo, sono la più antica testimonianza di un testo biblico. Nell’area di ricerca, insieme ai frammenti biblici, gli archeologi hanno trovato reperti come un canestro di 10.500 anni, perfettamente conservato, lettere, un pettine in legno, monete e diversi scheletri: tra questi quelli di una trentina di combattenti del condottiero Bar Cochbà risalenti alla seconda rivolta ebraica (132 d.C) contro l’Imperatore Adriano. Dal 2017 il Dipartimento israeliano per le antichità sta monitorando l’area e fino ad oggi ha esaminato circa 500 caverne, nel raggio di ottanta chilometri.

“Il ritrovamento – spiega padre Eugenio Alliata, professore e archeologo dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme – rientra in un ampio progetto di lunga scadenza promosso dal Dipartimento israeliano per le antichità che intende in tal modo scandagliare il più possibile queste grotte del deserto per recuperarne i reperti. Da molto tempo è noto che le grotte venivano saccheggiate dai trafugatori di reperti. Organizzando una ricerca sistematica all’interno di queste grotte lo Stato israeliano non solo vuole bloccare il trafugamento, ma vuole soprattutto prevenirlo”.

Da un punto di vista archeologico i frammenti rinvenuti danno indicazioni concrete sul luogo del ritrovamento e anche sulle circostanze del loro nascondimento. Quelli che si conoscevano prima erano frammenti ritrovati clandestinamente e che comparivano all’improvviso sul mercato. Esiste, infatti, un medesimo manoscritto proveniente dalle stesse grotte e contenente testi degli stessi profeti pubblicato agli inizi degli anni ’60.

I frammenti ritrovati sono 11 righe di testo del libro del profeta Zaccaria e un versetto di quello di Naum. Sono parti dell’Antico Testamento.
Sono parti molto care ai cristiani perché i profeti minori sono quelli che sottolineano di più sul concetto di Dio che prepara la salvezza del suo popolo, sulla necessità che il popolo risponda con la volontà e con norme di amore e perdono. Sono testi fortemente messianici che affermano che Dio sta per intervenire e per questo di grandissimo interesse per i cristiani.

Fra le parole in greco ce n’è una in ebraico: il nome di Dio.
Secondo alcuni esperti di questi manoscritti del deserto, il fatto che tra i frammenti ce ne sia uno recante il nome di Dio scritto in ebraico potrebbe indicare che questi testi in greco erano usati da ebrei per i quali non doveva essere così insolito scrivere il nome di Dio nella propria lingua. In questo caso, però, la scritta è in ebraico antico e questa è un’usanza più tipica degli ebrei che dei cristiani. La Bibbia greca, dobbiamo ricordare, ha anche origini ebraiche – la famosa traduzione dei 70 – e questo frammento in ebraico potrebbe essere una recensione di questa Bibbia. Inoltre il contesto del ritrovamento è quello della seconda rivolta ebraica di Shimon Bar Cochbà, ribellatosi nel 132 d.C all’Imperatore Adriano. Questo è molto interessante perché la seconda rivolta ebraica è stata fortemente tradizionalista, più della prima. Usare dunque testi greci da parte di persone coinvolte nella rivolta è molto significativo. Per saperne di più bisognerà adesso attendere la fine degli studi. Lavorare su questi reperti potrà gettare ulteriore luce sui testi biblici, sul loro suo, sulla loro traduzione e trasmissione. Essenziale è stato averli recuperati e tolti a possibili trafugamenti e dispersioni come accaduto in passato.

Davanti a questi frammenti la mente corre ai rotoli di Qumran rinvenuti tra il 1947 e il 1956, anche in questo caso all’interno di grotte.
I manoscritti di Qumran sono stati trovati ‘accidentalmente’ da alcuni pastori dentro alcune giare di terracotta prima che andassero perduti o trafugati. Scavi regolari hanno poi portato alla luce ulteriori reperti, anche se in quantità minori. Tutto lascia pensare che, come per Qumran, altri scavi e ricerche regolari nelle tantissime grotte della zona, potranno donarci altri frammenti.


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