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Cultura, dialetti, un patrimonio vivo da custodire, valorizzare e tramandare: 100mila euro a sostegno di 23 progetti in Emilia Romagna
Cultura
Martina Pacini   
24 Giugno 2026
ore
10:00

Cultura, dialetti, un patrimonio vivo da custodire, valorizzare e tramandare: 100mila euro a sostegno di 23 progetti in Emilia Romagna

Dagli strumenti più innovativi che parlano a un pubblico più giovane, come podcast, archivi digitali, mappe interattive, alle forme più tradizionali, come teatro, performance e laboratori. In Emilia-Romagna i dialetti parlano la lingua della cultura e dell’innovazione grazie al bando regionale che nel 2026 finanzia con 100mila euro 23 progetti, di cui quasi un terzo, 7, sono stati presentati da associazioni o enti situati in aree interne o montane.

Dalla Giunta regionale dell’ Emilia Romagna è arrivato il via libera alla graduatoria: le proposte ammesse a finanziamento sono state selezionate in base a qualità, innovatività, capacità di avere ricadute nel contesto contemporaneo e sul territorio, tramite il coinvolgimento di musei, biblioteche, archivi, università o l’ambito dello spettacolo dal vivo e, infine, la sostenibilità finanziaria.

Per quanto riguarda i destinatari dei contributi, 12 sono privati (associazioni, fondazioni, istituzioni senza fine di lucro) e 11 enti pubblici (Comuni). La distribuzione territoriale vede 5 progetti rispettivamente per le province di Bologna e Ravenna, Rimini 4, Reggio Emilia 3, Parma e Piacenza 2 per ciascuna, e 1 sia per la provincia di Ferrara che per quella di Forlì-Cesena.

“I dialetti- sottolinea l’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni– sono un patrimonio che va custodito e tramandato. La Regione Emilia-Romagna continua a sostenere, grazie alla legge regionale 16 del 2014, i progetti che li tutelano e li valorizzano perché i dialetti appartengono alla nostra storia, alla nostra identità. Sono un ponte tra generazioni e culture, una leva di identità territoriale e di coesione comunitaria, e sostenerli vuol dire rafforzare questi legami e dare voce alla memoria e alla tradizione. Grazie alle tante iniziative che anche quest’anno saranno realizzate i cittadini e le cittadine, a partire dai più giovani, ma anche le scuole e le associazioni avranno tante occasioni di incontro tra passato e futuro”.

Progetti, dati e proposte

Le azioni messe in cantiere mirano soprattutto a realizzare manifestazioni, spettacoli e produzioni artistiche, editoriali e multimediali: le attività di questo tipo sono 36 (60% del totale); seguono quelle di tipo didattico e intergenerazionale con 18 iniziative (30%), infine gli studi e le ricerche con 6 (10%).

Tutte le proposte descrivono il dialetto soprattutto come patrimonio culturale vivo, non solo come memoria del passato o espressione folklorica. Un elemento trasversale è la forte attenzione alla trasmissione tra le generazioni, con il coinvolgimento ricorrente di giovani, studentesse e studenti accanto a persone anziane, parlanti nativi e comunità locali. In molti casi il dialetto viene valorizzato come leva di identità territoriale e di coesione comunitaria, con l’obiettivo di rafforzare la partecipazione della cittadinanza e il legame con i luoghi.

I formati progettuali più ricorrenti comprendono teatro e performance, musica e canto, raccolta e restituzione di memorie orali, pubblicazioni e prodotti editoriali, documentazione audiovisiva, oltre alla realizzazione di archivi, atlanti, glossari e mappe. Sono particolarmente presenti attività di laboratorio e didattica, spesso realizzate in collaborazione con scuole, biblioteche, musei, associazioni e centri culturali. Ma accanto ai contenuti più tradizionali emerge con frequenza la commistione tra linguaggi arcaici e contemporanei: una contaminazione che si traduce in podcast, video, documentari, archivi digitali, mappe interattive, qr code, social media, applicazioni e altri strumenti multimediali.

Alcuni dei progetti finanziati

A Ravenna con “Propri té” il poeta Nevio Spadoni e la scrittrice Deda Fiorini guidano un gruppo di persone di età diverse nella creazione di una serie di letture ed esibizioni che uniscono dialetto, tradizione a sperimentazione totale, viaggiando liberamente dai suoni del valzer romagnolo a quelli della musica elettronica.

A Pianoro, in provincia di Bologna, il dialetto unisce le generazioni grazie al progetto “Te lo dico io! (Ataldegmé)”: adolescenti e anziani sono coinvolti in un laboratorio intergenerazionale in cui progettano e producono insieme contenuti pensati, da un lato, per far conoscere ai più piccoli il dialetto bolognese, dall’altro per aiutare i più grandi a compiere azioni digitali semplici ma fondamentali nella vita di tutti i giorni.

Il dialetto è anche un buon viatico per conoscere le specialità gastronomiche di un territorio. A Borgonovo Val Tidone (Piacenza) “Dialetto senza confini” è il progetto con cui le specialità della cucina locale, dai “pisaréi e fasö” alla “burtleina”, diventano gli ingredienti di base da proporre a scolari e scolare per invitarli a preparare una graphic novel e un brano di musica rap.

“Mo Co’ Dit” è il progetto con cui a Parma un’associazione giovanile sviluppa un vocabolario del dialetto in forma digitale, collaborativa e open-source, utilizzabile sia su mobile che su desktop, con l’ambizione di fornire un modello tecnologico per la salvaguardia degli altri dialetti parlati in Emilia-Romagna.

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