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Report Statistico 2026: “Sempre più poveri, sempre più a lungo”
Attualità
Martina Pacini   
18 Giugno 2026
ore
09:00

Report Statistico 2026: “Sempre più poveri, sempre più a lungo”

Il Report statistico 2026 di Caritas Italiana racconta un Paese in cui diminuiscono i nuovi poveri, ma aumentano povertà cronica, intensità del bisogno e solitudine

È stato presentato nei giorni scorsi, presso la Sala San Francesco della Conferenza Episcopale Italiana, il Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia di Caritas Italiana. Un’occasione di lettura e approfondimento sulle fragilità che attraversano il Paese, a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti nei territori.
Le analisi sono state presentate da Federica De Lauso, del Servizio Studi di Caritas Italiana. A seguire, Andrea Di Criscio, studente dell’Università La Sapienza di Roma, ha proposto un commento all’analisi, raccogliendo alcune sollecitazioni sulla fotografia del Paese che emerge dal Rapporto e sulle responsabilità che consegna al futuro. Lo scrittore Eraldo Affinati ha offerto una rilettura d’autore, invitando ad andare oltre i numeri per riconoscere le storie, i volti e le domande educative che attraversano le fragilità sociali del nostro tempo.

La povertà in Italia

La povertà tende sempre più a perdere il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una “strutturale normalità”. Il numero delle persone sostenute dalla rete Caritas cresce dell’1,7% rispetto al 2024: un aumento più contenuto rispetto al passato, ma che di fatto non segnala ancora una reale attenuazione delle difficoltà sociali. Non si registrano infatti flessioni rispetto al periodo precedente alla pandemia, a conferma di una povertà che tende a radicarsi e a diventare condizione stabile nella vita di molte famiglie.

Tra le tendenze più significative emerge l’aumento della componente anziana. In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.

Accanto all’invecchiamento cresce infatti anche la solitudine. Le persone sole sono passate, nello stesso arco temporale, da un’incidenza del 23,8% al 32,9%. Le traiettorie di vita sono spesso attraversate da eventi critici, quali lutti, separazioni o altre forme di rottura biografica, che possono compromettere la disponibilità di risorse economiche, relazionali e sociali. In questa prospettiva, la povertà si mostra sempre di più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità concrete di essere accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà.

Il Report evidenzia inoltre il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Si tratta di persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 questo fenomeno si attestava il 13,3%).

Casa, famiglie e minori

Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori.
Resta molto forte anche il tema abitativo, non soltanto nella forma più estrema della mancanza di una dimora (sono state oltre 24mila le persone “senza casa” e “senza tetto” incontrate), ma anche nelle crescenti difficoltà legate alla gestione della casa: affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate. L’abitare continua così a rappresentare uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, perché incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro.

I dati segnalano infine un record, dal periodo pre-pandemico, della presenza di persone in povertà cronica e dell’intensità della povertà, indicando un progressivo allontanamento dalla soglia minima di benessere economico. Le persone incontrate sono, in molti casi, sempre più povere e permangono in questa condizione sempre più a lungo.

Diminuisce invece la quota dei nuovi poveri, attestandosi al 37,6%. Parallelamente, si registra una graduale crescita dell’ISEE medio familiare (dal 4.315 euro a 4.974) un dato che non deve essere interpretato come un miglioramento delle condizioni economiche, bensì come il segnale di un ampliamento della platea delle famiglie che, pur disponendo di risorse leggermente superiori, si trovano comunque in condizioni di fragilità e necessitano di sostegno

“Per orientare le nostre scelte”

S.E. Mons. Benoni Ambarus, Presidente di Caritas Italiana, ha evidenziato il valore ecclesiale del Report e la responsabilità delle comunità cristiane: “La povertà è sempre un interrogativo che interpella anzitutto la Chiesa, il suo modo di stare dentro la storia, la sua capacità di farsi prossima alle persone e ai territori più fragili. I dati raccolti dalla rete Caritas nascono dall’ascolto quotidiano e ci chiedono di essere comunità più attente, capaci di riconoscere le ferite, custodire i legami e non lasciare sole le persone”.

“I dati offrono un importante contributo per definire la povertà, ma è importante che aiutino soprattutto ad orientare le nostre scelte”, ha dichiarato don Marco Pagniello nelle sue conclusioni. “Per Caritas Italiana il Report statistico è infatti uno strumento per animare le comunità, aiutare i territori a leggere ciò che cambia e sollecitare politiche più giuste e lungimiranti. Di fronte a povertà sempre più croniche, solitudini crescenti, lavoro povero e difficoltà abitative occorre costruire percorsi, alleanze e responsabilità condivise”.

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