80esimo anniversario Festa della Repubblica a Salsomaggiore
Il discorso del Sindaco Luca Musile Tanzi in occasione del 2 giugno 2026
Ottant’anni fa, il 2 giugno 1946, successe qualcosa che non era mai successo prima in questo Paese. Gli italiani decisero da soli cosa volevano essere.
Non glielo disse un re. Non glielo impose un partito. Andarono a votare – uomini e donne, per la prima volta insieme – e con una scheda, in silenzio, scelsero. Quella fu una cosa semplice e al tempo stesso enorme: il riconoscimento che il potere non appartiene a chi sta in alto, ma a chi sta in basso. Alla gente comune. A persone che avevano deciso di vivere insieme e si erano date delle regole per farlo.
Scelsero la Repubblica. Da quella scelta nacque la Costituzione.
La Costituzione è, per semplificare, il patto che gli italiani hanno fatto tra loro. Dice cosa lo Stato può fare, e soprattutto cosa non può fare. Dice che ci sono spazi – la tua libertà, la tua casa, il tuo pensiero, la tua coscienza – in cui il potere pubblico non ha il diritto di entrare. Dice che ogni persona ha una dignità che non dipende da chi governa, da quanto guadagna, da dove è nata.
È un documento scritto da persone che avevano visto, con i propri occhi, cosa succede quando tutto questo viene meno. E si vede, in ogni articolo, la memoria di ciò che non volevano più.
E ora vengo a voi.
Ragazze e ragazzi neodiciottenni di Salsomaggiore Terme: questo momento è per voi.
Da oggi siete cittadini a tutti gli effetti con diritti pieni.
Il diritto di voto è il primo. La democrazia liberale è un sistema fragile, non perché sia debole, ma perché dipende dalla partecipazione continua dei cittadini. Quando i cittadini si disinteressano, il vuoto che lasciano viene riempito – sempre, inevitabilmente – da qualcun altro. Votare è il modo più elementare, più diretto, più potente che avete per dire: “questo Paese è mio, e voglio dire la mia su come viene governato”.
Ma c’è qualcosa che precede il voto e che è altrettanto importante: la capacità di pensare in modo autonomo. Di non farsi dire cosa pensare. Di leggere, confrontare, dubitare, verificare. In un’epoca di informazione sovrabbondante e spesso manipolata, il pensiero critico è la prima forma di libertà. Chi non sa valutare da solo è destinato a farsi valutare dagli altri. E questo è esattamente il terreno su cui prospera ogni forma di autoritarismo, piccolo o grande.
La parola “cittadino” è bella, ma ha un peso. È una medaglia con due facce, e non si può tenere una nascondendo l’altra. Da una parte ci sono i diritti. Dall’altra ci sono i doveri. Non sono in contrasto: sono la stessa cosa, vista da due angolazioni diverse.
I diritti senza i doveri producono persone che pretendono senza restituire nulla. I doveri senza i diritti producono sudditi che obbediscono senza scegliere.
La Costituzione vuole qualcosa di più esigente: vuole cittadini. Persone che sanno cosa possono esigere e sanno anche cosa devono agli altri.
L’impegno – quello vero – non è una parola astratta. Si vede nelle cose piccole: nel rispetto delle regole, anche quando nessuno guarda. Nella solidarietà verso chi fa più fatica. Nella disponibilità a mettersi in gioco, a non aspettare sempre che qualcun altro risolva il problema.
Permettetemi di dire una cosa sulla responsabilità, che è il rovescio necessario di ogni diritto.
La tradizione liberale che innerva la nostra Costituzione non dice soltanto “sei libero”. Dice anche: “e sei responsabile”. Responsabile delle tue scelte, delle loro conseguenze, dell’uso che fai della tua libertà. Non puoi invocare i tuoi diritti e al tempo stesso scaricare sugli altri – sulla comunità, sullo Stato – le conseguenze delle tue decisioni.
Partecipate. Non solo alle elezioni, che pure contano, e contano molto. Partecipate alla vita della vostra comunità. Informatevi. Leggete. Discutete, anche animatamente, ma con rispetto. Non abbiate paura del confronto con chi la pensa diversamente: è lì che si impara qualcosa, non nelle conversazioni in cui tutti sono già d’accordo.
E quando vedete qualcosa che non va – nella vostra città, nel vostro Paese, nel mondo – non giratevi dall’altra parte aspettando che qualcun altro si occupi del problema.
Quella tendenza, moltiplicata per milioni di persone, è il modo più sicuro per far sì che le cose peggiorino.
Il mondo che vi aspetta è complesso. Non ve lo nascondo.
Alcune delle sfide che affronterete – la transizione ecologica, la rivoluzione digitale, le nuove forme di convivenza – richiedono risposte nuove. Le risposte migliori alle grandi sfide collettive non vengono dall’alto, da un’autorità che pianifica e dispone. Vengono dalla libertà di sperimentare, di sbagliare e correggere, di innovare senza dover chiedere il permesso. Vengono dalla creatività di persone libere che competono e cooperano, che sviluppano soluzioni.
L’intelligenza artificiale, i nuovi media, le piattaforme digitali: sono strumenti. Strumenti potenti, che possono amplificare la libertà o ridurla, a seconda di chi li controlla e come. Voi dovete imparare a usarli. Ma soprattutto dovete vigilare su chi li usa per controllarvi.
Non abbiate paura del futuro. Avete più risorse di quanto crediate. Siete cresciuti in un Paese che, nonostante tutto, ha tenuto. Che ha costruito istituzioni imperfette ma resistenti.
Tocca a voi, adesso, continuare quella storia.
E grazie a voi, ragazze e ragazzi. Per ciò che siete già. Per tutto ciò che saprete costruire.
Viva la Repubblica italiana.
Luca Musile Tanzi