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Giovani e lavoro: tra opportunità e nuove sfide globali
Cultura
Martina Pacini   
21 Maggio 2026
ore
09:08

Giovani e lavoro: tra opportunità e nuove sfide globali

Il lavoro resta centrale per il futuro dei giovani, ma i dati globali secondo le principali tendenze rilevate da ILOSTAT mostrano forti criticità: 70% di partecipazione alla forza lavoro, 60% di occupazione effettiva, 7% di disoccupazione e un divario occupazionale del 20%. A questo si aggiungono 60% di lavoro informale e 20% di povertà lavorativa. Particolarmente rilevante è il dato dei giovani: il tasso NEET raggiunge il 30%, indicando una quota significativa di ragazzi tra 15 e 24 anni che non studiano e non lavorano.

Numeri che evidenziano come il problema non sia solo occupazionale, ma riguardi qualità e inclusione. Come ricorda Papa Leone XIV: “Sono proprio i giovani a diventare protagonisti del loro futuro, senza venir considerati strumenti funzionali all’organizzazione di un’azienda o ingranaggi utili al successo commerciale”. In questo scenario, l’intelligenza artificiale sta trasformando il mercato del lavoro: accanto a nuove opportunità, rischia di ridurre l’accesso dei giovani alle prime esperienze professionali, automatizzando molte mansioni di base. Di fronte a queste trasformazioni, va recuperata una visione capace di mantenere al centro la dignità e il talento delle persone. In particolare nel Messaggio “Custodire voci e volti umani” per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, a proposito di quella che il Papa definisce “industria creativa umana”, ma vale per ogni attività, si sottolinea l’esigenza “che il volto e la voce tornino a dire la persona”. Grazie ai fondi 8xmille, la Chiesa cattolica punta proprio a questo: a valorizzare i talenti delle persone anche nei contesti più fragili.

È il caso del progetto sostenuto dalla Caritas di Bondoukou nel Nord-Est della Costa d’Avorio, nelle regioni del Gontougo e del Bounkani. L’iniziativa ha coinvolto 7 parrocchie, con 245 donne organizzate in gruppi produttivi e 140 giovani impegnati in attività agricole, per un totale di 14 gruppi. Le donne si sono dedicate alla produzione di attiéké, burro di karité e sapone locale, mentre i giovani alla coltivazione di mais, manioca e pomodori. Particolare attenzione è stata data alla formazione: 7 centri di alfabetizzazione, attivi per sei mesi, hanno permesso a 245 donne di imparare a leggere, scrivere e calcolare, affiancando percorsi su gestione cooperativa, microcredito e tecniche produttive. È stato inoltre sviluppato un sistema di filiera locale, in cui i prodotti agricoli dei giovani vengono trasformati e venduti dai gruppi di donne. “Lavorare in gruppo – racconta Alima – ci ha dato forza: ora produciamo insieme e vendiamo i nostri prodotti.”

Formazione professionale mirata e creazione di attività economiche collettive sono i pilastri anche di un progetto sostenuto dalla Conferenza Episcopale Italiana e realizzato dalla Salem Social Service Society (SSSS) in quattro villaggi del distretto di Salem, nello Stato del Tamil Nadu, in India. Il progetto realizzato in 4 villaggi del Tamil Nadu ha coinvolto 204 giovani, di cui circa 90 formati nel primo anno, in 8 settori professionali. Attraverso percorsi pratici – dalla sartoria alla ristorazione, dall’allevamento alla produzione artigianale – e il sostegno alla creazione di imprese collettive, i giovani hanno avviato attività concrete, dalla produzione tessile ai servizi, fino ad allevamenti con 12 bovini. In entrambi i contesti, il coinvolgimento delle comunità locali è stato decisivo: formazione, lavoro e cooperazione si confermano strumenti fondamentali per costruire percorsi sostenibili di autonomia, dignità e inclusione sociale.

Anche in un contesto segnato da crisi multiple come il Libano, la formazione alle professioni che apre le porte di possibile impiego può costruire percorsi concreti di dignità e speranza per i più vulnerabili come donne migranti e rifugiate — spesso vittime di violenza e tratta — che arrivano nei centri di accoglienza in cerca di protezione e nuove opportunità.  Per rafforzare le loro competenze e favorire il loro reinserimento sociale Caritas Libano e Academia hanno offerto dei corsi di informatica per 30 donne nei centri Olive e Cedar. Le partecipanti provenivano da diversi Paesi, tra cui Siria, Kenya, Etiopia, Sudan, Camerun e Sri Lanka, e hanno avuto strumenti concreti per autonomia e reinserimento. Le competenze digitali sono diventate così una leva per la loro indipendenza economica.

Esempi di come “l’essenza del lavoro umano è quella di un’azione collettiva generativa” come hanno scritto i Vescovi italiani nel Messaggio per la Festa dei Lavoratori, ricordando che “ogni giorno le persone si coordinano e cooperano per azioni che contribuiscono a creare comunità” e che “il lavoro non può perdere la sua più vera e forte vocazione alla pace, la sua natura profonda di relazione buona tra gli uomini e con la natura”.

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