In Calabria il 27° Convegno nazionale di pastorale della salute
“Scoperchiare il tetto” delle solitudini, delle fragilità e delle nuove povertà sanitarie per restituire centralità alla cura e alla comunità. Si è aperto il 18 maggio a Falerna (Catanzaro) il XXVII Convegno Nazionale di pastorale della salute. L’edizione 2026, dal titolo “Scoperchiarono il tetto. La dimensione comunitaria della pastorale della salute”, prende spunto dal celebre episodio evangelico del paralitico calato dal tetto davanti a Gesù per riflettere sulle dimensioni comunitarie, ecclesiali e civili della cura e sul ruolo che l’attenzione pastorale può suscitare nel mondo della salute.
“Nel brano evangelico una comunità si organizza per portare il sofferente alle sorgenti della guarigione fisica e spirituale. Quattro persone superano ogni ostacolo, fino a scoperchiare il tetto pur di raggiungere il loro obiettivo. L’incontro con Gesù cambia la storia di quelle persone. Non solo del guarito. Sulla scia di quel miracoloso evento le odierne comunità cristiane si fanno carico di chi è solo, sofferente, vulnerabile, indifeso o stigmatizzato per portare guarigione, cura e consolazione”, spiega don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute. “Quando una persona affronta un problema di salute la cosa peggiore che le possa capitare è di affrontarla in solitudine. Invece deve sapere che c’è una Chiesa presente, prossima ai sofferenti”, aggiunge il direttore CEI, ricordando che l’obiettivo del Convegno è quello di favorire “un confronto sereno su alcuni temi, senza mancare, però, l’occasione di dire quali sono sia le note negative che quelle positive, trasmettendo un messaggio di prossimità e di vicinanza”.
La giornata inaugurale ha visto confrontarsi esperti, operatori sanitari, studiosi e rappresentanti del mondo ecclesiale su alcune delle principali sfide contemporanee legate alla salute, alla comunicazione e all’inclusione, con focus sugli aspetti deontologici nel racconto della sanità, sull’autismo, sulla bioetica, sulle dipendenze comportamentali e sulle nuove fragilità delle generazioni digitali.
Martedì 19 maggio, prenderanno il via le sessioni plenarie del convegno. Alle 16.15 Alberto Siracusano, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, terrà la Lectio Magistralis dedicata alla “condizione dell’umanità sofferente”, mentre alle 18 Paola Arcadi, direttore didattico del Corso di Laurea in Infermieristica (ASST Melegnano e Della Martesana, UNIMI) parlerà della cura come incontro tra relazione personale e responsabilità sociale. La serata si concluderà con lo spettacolo “Caino e Abele” promosso dall’organizzazione di volontariato “Ali d’aquila”.
Mercoledì 20 maggio, dopo il saluto di Mons. Fortunato Morrone, Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, il focus sarà sulle vulnerabilità contemporanee, con approfondimenti su ludopatie, violenza di genere e salute mentale. Interverranno, tra gli altri, Luciano Squillaci, presidente della FICT (Federazione Italiana Comunità Terapeutiche), Chiara Griffini, presidente del Servizio per la tutela dei minori della CEI, e Giovan Battista Tura, dirigente responsabile della Struttura Complessa di Psichiatria dell’IRCCS San Giovanni di Dio di Brescia. Alle 12.15 è previsto il contributo di Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano all’Jonio e Vicepresidente della CEI, sull’interazione tra comunità ecclesiale e comunità civile.
Il convegno si concluderà giovedì 21 maggio con una riflessione sul tema “Quando la comunità fa la differenza” con Giuliana Masera, docente di Bioetica presso il Corso di Laurea magistrale in Scienze infermieristiche ed ostetriche all’Università di Parma, Marco Erba, scrittore, e don Angelelli.