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Comunicazione e IA: la sfida della Chiesa in Europa nell’era digitale
Attualità, Dalla Chiesa Nazionale
Martina Pacini   
8 Maggio 2026
ore
10:00

Comunicazione e IA: la sfida della Chiesa in Europa nell’era digitale

A Roma i portavoce delle Conferenze episcopali europee riflettono sulla missione digitale: tra sfide dell’intelligenza artificiale e comunicazione efficace, la Chiesa è chiamata a non restare indietro

“Abbiamo tanto bisogno di una Chiesa di comunichi, senza correre dietro ai media”. “Qualche volta la Chiesa è identificata ancora come qualcosa di lontano, distante, antico. Continuiamo a parlare troppo latino, soprattutto per i nostri ragazzi. Quindi buon lavoro e sentitevi a casa”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, accogliendo a Roma, nella sede della Conferenza episcopale italiana, gli addetti e i portavoce delle Conferenze episcopali d’Europa. Era presente anche mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei. Su invito del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa) i portavoce sono riuniti a Roma dal 5 al 7 maggio per il loro incontro annuale ed hanno scelto quest’anno di approfondire le sfide dell’Intelligenza Artificiale, mettendo al centro dei lavori il tema de “La Chiesa in Europa e la missione digitale”.

“Se siamo fuori – ha aggiunto Zuppi – non esistiamo. Se corriamo dietro ai media, è pericoloso”. Il cardinale ha ringraziato gli addetti stampa e i portavoce per il “prezioso” lavoro che svolgono, e per lo sforzo che fanno sia nell’ “affrontare qualche tempesta” sia “soprattutto per trovare il modo per spiegare, per comunicare, per far capire. Abbiamo delle cose bellissime che spesso non sappiamo comunicare”.

“Un comunicatore che non padroneggia il mezzo di comunicazione del suo tempo abbandona il campo a chi invece lo sa fare. Questa non è umiltà. È resa strategica”. A lanciare il monito è stato Matthew Harvey Sanders, fondatore e CEO di Longbeard tra i cui prodotti figura anche “Magisterium AI”, il motore di ricerca numero uno al mondo della fede cattolica. “L’intelligenza artificiale è il mezzo di comunicazione del nostro tempo”, ha detto Sanders che sta lavorando per una piattaforma di IA dove i contenuti relativi alla Chiesa e al suo magistero siano controllati e reali. Tutto nasce da una serie di interrogativi: “Chi controlla questa interfaccia digitale? Chi plasma le risposte che i fedeli ricevono quando pongono le domande dell’anima?”. “Se il comunicatore cattolico non è presente in quel mezzo, con intenzione e competenza, il mezzo non è più neutrale. È semplicemente plasmato dall’antropologia di qualcun altro”.

I dati sul cambiamento in atto sono significativi. Secondo il Rapporto “Stanford AI Index” pubblicato all’inizio di quest’anno, l’intelligenza artificiale generativa ha raggiunto il 53% della popolazione mondiale in tre anni dal suo lancio pubblico, più velocemente di quanto successe per il personal computer e addirittura per Internet. L’88% delle organizzazioni l’ha adottata. Quattro studenti universitari su cinque affermano di utilizzarla ormai regolarmente. Gli investimenti privati nell’IA, solo negli Stati Uniti, hanno raggiunto i 286 miliardi di dollari nel 2025, più del doppio rispetto a due anni prima.

I dati sul mercato del lavoro sono ancora più allarmanti. Un’organizzazione su tre prevede di ridurre il proprio organico a causa dell’IA nel prossimo anno. L’intelligenza artificiale incarnata – nei robot, nella logistica autonoma, nella produzione, nell’agricoltura e nei trasporti – sta automatizzando il lavoro fisico. Non esiste un settore in cui rifugiarsi, nessuna categoria di lavoratori strutturalmente immune da questa pressione.

“La Chiesa – ha osservato Sanders – non ha mai rifiutato un buon strumento. Ha sempre accolto ciò che la sua epoca le offriva e lo ha messo al servizio della missione”. “San Paolo non ha costruito le strade romane. Non le ha benedette. Le ha semplicemente percorse, perché conducevano dove doveva andare – e il Vangelo lo ha seguito, più velocemente di quanto avrebbe fatto altrimenti, perché l’impero aveva spianato una strada ma non sapeva per cosa la stesse spianando”. Così sta accadendo oggi con l’Intelligenza Artificiale. E “la Chiesa ha qualcosa di essenziale da dire su tutto questo. Ma quella voce raggiunge il pubblico solo se viene trasmessa in modo chiaro, accurato e credibile. Questa catena inizia ora e da voi, in questa stanza”.

Nel dibattito che si è aperto, alcuni portavoce hanno sottolineato il rischio di perdere nel flusso della comunicazione digitale il volto e la voce delle persone “reali”. Mons. Nuno Bras da Silva Martins, responsabile della Sezione “Comunicazioni Sociali” del Ccee, a questo proposito, ha puntualizzato: “la Chiesa non può non portare anche in questa dimensione la testimonianza di Gesù e del Vangelo perché è a questo la Chiesa è chiamata e a questo serve. Come diceva San Paolo VI, noi siamo esperti in umanità. E la Chiesa, anche nel digitale, non può non diffondere la propria visione sull’uomo. Direi quindi è la nostra missione sia quella di “umanizzare” anche l’intelligenza artificiale”. “Può sembrare qualcosa di contraddittorio ma si tratta di collocare anche nel digitale l’impronta dell’umano e del Divino”.

Maria Chiara Biagioni SIR

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