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Povertà, casa e diritti: Caritas, essere “coscienza critica della società, sentinella e avvocato dei poveri”
Dalla Chiesa Nazionale
Martina Pacini   
21 Aprile 2026
ore
08:30

Povertà, casa e diritti: Caritas, essere “coscienza critica della società, sentinella e avvocato dei poveri”

Al 45° Convegno nazionale delle Caritas diocesane a Sacrofano, don Marco Pagniello invita a superare la logica del soccorso per diventare “sentinelle” e “avvocati” dei poveri. Presentate proposte Caritas su casa, digitale, ecologia e dialogo istituzionale

Una metamorfosi della carità che diventi sempre di più “coscienza critica” della società e strumento di advocacy e profezia, per tutelare i diritti e diventare voce delle persone povere. Non si tratta più solo di “medicare le ferite” ma di “debellare le ragioni” della povertà, delle ingiustizie e disuguaglianze. Alla Caritas è richiesto sempre più il compito di “sentinella” e “avvocato” dei poveri, che contesta le radici economiche e sociali della sofferenza. È l’invito forte di don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana, rivolto oggi ai 514 delegati (tra cui 110 giovani), da 160 Caritas diocesane di tutta Italia, che hanno partecipato al 45° Convegno nazionale che si è svolto a Sacrofano (Roma), sul tema “Imparate a fare in bene, cercate la giustizia (Isaia, 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano”. Don Pagniello ha denunciato una narrazione pubblica che tende a trattare la povertà come una colpa o un destino inevitabile, l’odio per i poveri e la stigmatizzazione di migranti e donne. Le Caritas si propongono, invece, come “antidoto culturale” per strappare l’uomo a narrazioni che lo deformano o lo trasformano in “spettacolo del dolore”. Al termine del convegno è stato omaggiato anche l’arcivescovo di Gorizia mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, che termina quest’anno il suo incarico di presidente di Caritas italiana. Tante le riflessioni in questi quattro giorni e le proposte concrete emerse nei gruppi, sui temi casa, digitale, transizione ecologica, dialogo con le istituzioni.

La questione abitativa è definita da don Pagniello come la “nuova frontiera della povertà e della dignità negata”. Dal confronto è emersa la proposta di creare “tavoli permanenti tra Caritas, Comuni, enti gestori e terzo settore, unendo politiche abitative e welfare”. E di attivare “percorsi di accompagnamento all’abitare”, perché “una casa assegnata senza relazioni e sostegno rischia di non diventare casa”.

La sfida del digitale. Il digitale è invece considerato un “diritto di cittadinanza e insieme un luogo di nuove esclusioni”. Don Pagniello ha proposto un “patto nazionale per l’inclusione digitale di anziani, famiglie fragili, migranti e giovani”; la nascita di un’”alleanza educativa per formare a un uso critico, umano e relazionale delle tecnologie”.

don Marco Pagniello a conclusione del 45° Convegno nazionale delle Caritas diocesane a Sacrofano – (foto: Caiffa/SIR)

La transizione ecologica. Anche l’approccio alla sostenibilità deve essere inclusivo, perché la transizione “sarà giusta solo se non lascerà indietro i più fragili”, ha affermato il direttore di Caritas italiana. Si propone perciò di creare una “rete Caritas capace di formare su povertà ambientale, consumi responsabili e giustizia climatica”, in costante “dialogo con i Comuni per mobilità accessibile, risparmio energetico e comunità energetiche solidali”.

Dialogo con le istituzioni. La carità, ha affermato don Pagniello, “non si limita a consolare chi soffre, ma opera perché cambino condizioni ingiuste, politiche insufficienti e mentalità che generano scarto”. Bisogna quindi “uscire dal ruolo di supplenza e diventare soggetto che genera visione e diritti”. Tra le proposte, “costruire alleanze stabili, presidiare i tavoli decisionali e favorire l’incontro diretto tra istituzioni e persone povere”, con “tavoli permanenti di ascolto e lettura del territorio tra Caritas, enti pubblici e società civile”.

Riscoprire l’obiezione di coscienza. In un contesto di conflitti globali, il messaggio netto delle Caritas è netto“La pace non è neutralità comoda – ha sottolineato don Pagniello -. Non è silenzio prudente. Non è equilibrio costruito evitando i temi scomodi. Pace significa anche compiere scelte concrete, personali e comunitarie”. “Le Caritas – ha aggiunto – sono chiamate anche a stimolare una nuova obiezione di coscienza contro tutto ciò che umilia la persona e rende normale l’ingiustizia.

È l’obiezione di chi rifiuta di adattarsi all’indifferenza e continua a credere che la dignità umana venga prima del profitto, della paura e dell’interesse di pochi”.

L’Europa esiste se c’è unanimità. “L’Europa potrebbe essere un gigante economico ma è un nano politico perché non c’è unanimità”, ha detto Romano Prodi, già presidente del Consiglio, dialogando stamattina con quattro giovani delegati della Caritas. Prodi ha contestato il diritto di veto che impedisce all’Europa di parlare con una voce unica e forte: “O cambiamo l’Europa o finisce male”, ha avvertito, esprimendo preoccupazione sulle posizioni di Francia e Germania, che l’anno prossimo andranno al voto. “Se togliamo il diritto di veto diventiamo subito un gigante politico – ha affermato -. Altrimenti prevarranno i nazionalismi. Serve una leadership europea molto forte. Dobbiamo tornare ad avere un ruolo collettivo” perché “la grande funzione per cui è nata l’Europa era essere il collante di un mondo pluralista”. A proposito del volontariato ha invitato a non limitarsi a “sentirsi buoni” perché questo non risolve i problemi: “La grande funzione del volontariato è far avanzare la società e rendere il problema coscienza comune. Fate presenti i problemi ai comuni, alla scuola. Perché altrimenti si è ‘diventati buoni’ ma tutto torna come prima. Le azioni collettive sono più efficaci. L’eroe isolato perde”. Anche l’affermazione dei giovani in politica, a suo avviso, può avvenire solo se c’è “preparazione, esperienza e lavoro di squadra”.

Patrizia Caiffa SIR

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