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8xmille, Comunità che si fa casa
Dalla Chiesa Nazionale
Martina Pacini   
3 Aprile 2026
ore
09:45

8xmille, Comunità che si fa casa

“Quando, dopo essere diventata suora, mi recai al villaggio, vidi che la placenta non si staccava dopo il parto di una donna. Dato che ero suora, tutti vennero da me chiedendomi di aiutarla. Mi sono sentita impotente e ho sofferto con quella donna. Da quel momento nacque però il mio interesse per la professione infermieristica”. Suor Leah Drong si commuove ancora a quel ricordo. Ha poi studiato infermieristica e ha fondato il Collegio Infermieristico delle Missionarie Salesiane di Maria Immacolata, a Mymensingh, dove si formano studentesse provenienti da famiglie povere. Le suore vivono nel cuore del Bangladesh, in contesti spesso segnati da povertà e fragilità sociale, e sono una presenza educativa e umana fondata su un principio antico e profondamente attuale: la koinonia, la comunione di vita. Non semplicemente assistenza o istruzione. Una scelta più radicale: vivere insieme alle ragazze che accolgono, condividendo spazi, tempi e quotidianità. Lo stile è volutamente sobrio. L’intero progetto si fonda sulle relazioni: ascolto, dialogo e fiducia reciproca diventano elementi centrali di un’esperienza educativa che mira a valorizzare ogni ragazza nella sua unicità.

In un mondo dove spesso prevalgono modelli educativi distanti e impersonali, l’esperienza delle religiose in Bangladesh racconta un’altra possibilità: quella di una comunità che si fa casa, dove la condivisione non è solo un valore dichiarato, ma una pratica concreta che trasforma le vite. Su un loro piccolo appezzamento di terreno hanno gettato le fondamenta di un edificio e con grandi sforzi stanno cercando di completare la struttura e costruire altri piani. Al momento possono ammettere 60 studenti per un diploma, 20 per il corso di laurea triennale post-base e 30 per il corso di laurea triennale di base. Allo stesso tempo, il convitto dispone di 140 posti letto, ma le richieste sono molte di più. “Poiché i gruppi tribali continuano ad affrontare difficoltà economiche, educative e sociali – aggiunge suor Leah – diamo loro maggiore priorità, ma offriamo anche un’opportunità agli altri. Il nostro obiettivo è fornire un sistema che permetta anche ai più poveri di rendersi indipendenti”. Questo progetto delle Suore Salesiane Missionarie di Maria Immacolata è uno dei tanti approvati nella riunione di marzo il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli. Un esempio di come i fondi dell’8xmille, anche in contesti culturali e sociali complessi, grazie proprio alla koinonia, diventano strumenti di prossimità nella semplicità, riducendo le distanze e favorendo relazioni autentiche.

Complessivamente a marzo il Comitato ha messo a disposizione 12.470.452 euro per 85 progetti: 61 in Africa (€  10.329.949), 11 in Asia (€ 864.213), 12 in America Latina (€ 1.245.590), 1 in Europa (€ 30.700). Alla base di molti di questi interventi c’è proprio una visione di vita comunitaria e fraternità. Che dona speranza. “L’Arche mi sostiene ogni volta che mi sento scoraggiata e mi fa sentire forte e motivata, ascoltata, in una grande famiglia”, confida Maria, accolta dal centro a Choluteca, in Honduras, dove l’Arche promuove un programma di sostegno con attività di sviluppo personale e imprenditoria sociale a beneficio di oltre 500 persone con disabilità e le loro famiglie. L’ascolto è alla base di un cammino condiviso, forma della vita comune e “la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro”, come sottolinea papa Leone XIV nel Messaggio per questa Quaresima.
“È un’opera d’amore e di speranza – racconta Ronald, uno degli operatori di Arche – dove ritroviamo noi stessi e scopriamo i nostri doni; è un luogo dove creiamo legami simili a quelli di una famiglia, la famiglia che ci siamo scelti”. Il lavoro che l’associazione porta avanti è di sinergia e condivisione di vita tra ragazzi, operatori, famiglie, comunità locale.

Grazie a questi e a tanti altri piccoli segni simili, sostenuti in ogni angolo del mondo, prende concretezza la missione evangelizzatrice a cui tutti sono chiamati e che –  come ricorda il Papa –  “esige la testimonianza di una gioia umile e semplice, la disponibilità al servizio, la condivisione della vita”.

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