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8xmille alla Chiesa cattolica: l’impegno contro la tratta
Attualità
Martina Pacini   
19 Febbraio 2026
ore
09:00

8xmille alla Chiesa cattolica: l’impegno contro la tratta

Nell’orizzonte della Quaresima – sottolinea Papa Leone XIV nel suo Messaggio – in ascolto della Parola e del grido dei poveri e della terra, “la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione”.

La realtà oggi è sempre più attraversata da squilibri, guerre, violazioni di diritti. Basti pensare all’aberrante fenomeno della tratta di esseri umani. Secondo le Nazioni Unite, nel mondo si contano oggi circa 27 milioni di vittime di tratta: sono soprattutto donne e minori, ma anche migranti e persone costrette a lasciare il proprio Paese a causa di conflitti o dei cambiamenti climatici. Le forme di sfruttamento sono molteplici e spaziano dallo sfruttamento sessuale al lavoro forzato, dalla servitù domestica fino alle più recenti modalità di abuso e sfruttamento online.

Lo scorso 8 febbraio, in occasione della Festa di Santa Giuseppina Bakhita, si è celebrata la 12ª Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta di persone e il tema scelto è stato “La pace comincia con la dignità”. Proprio da santa Giuseppina Bakhita prende il nome il Bakhita Villa, fondato in Nigeria da Suor Patricia Ebegbulem, delle Suore di Saint Louis, impegnate nella lotta al traffico di persone dal 1996. L’Arcidiocesi di Lagos ha accompagnato Bakitha Villa dall’inizio e con il sostegno anche dei fondi 8xmille della Chiesa cattolica, ora dispongono di un rifugio che può ospitare una trentina di donne – anche con eventuali figli – e ragazze, sopravvissute alla tratta.

“La povertà – spiega suor Patricia – rappresenta senza dubbio una delle principali cause che favoriscono questo fenomeno: molte famiglie, così come diverse ragazze, pur di sottrarsi a contesti difficili accettano qualsiasi proposta e finiscono per credere alle false promesse dei trafficanti. È fondamentale promuovere sviluppo e rafforzamento delle capacità individuali. Il nostro impegno si concentra proprio su famiglie e giovani, per diffondere la consapevolezza che l’istruzione costituisce il percorso più efficace per superare queste condizioni”.

Le fa eco suor Seli Thomas, delle Sorelle di Maria Immacolata, che opera a Krishnagar, in India, nel Bengala occidentale: “Sono consapevole che non posso trasformare il mondo intero, ma insieme possiamo contribuire a fare la differenza, portando un cambiamento concreto e offrendo speranza a chi l’ha persa, salvando così alcune vite dalla tratta, una alla volta”. Fondamentale, oltre all’accompagnamento, è la sensibilizzazione per informare le donne e l’intera comunità. E la capacità di fare rete.

“Il samaritano si avvicina, medica le ferite, si fa carico e si prende cura. Ma attenzione, non lo fa da solo, individualmente”, ricorda Papa Leone nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato, sottolineando che “siamo chiamati a incontrarci in un noi che sia più forte della somma di piccole individualità”. Lo sa bene l’Unione internazionale delle superiore generali, che rappresenta circa 600mila religiose provenienti da 80 Paesi e che ha fondato la rete anti-tratta Talitha Kum. Un impegno che vede missionari e missionarie in prima fila, in una fondamentale opera di coinvolgimento delle realtà e delle comunità locali. Come avviene ad esempio in Angola dove il VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) insieme ai Salesiani di don Bosco nelle Diocesi di Luanda, Lwena, Benguela e Cabinda porta avanti azioni integrate di protezione e promozione dei giovani che spesso vivevano in strada. Grazie anche ai fondi 8xmille complessivamente, nell’arco del progetto, sono stati aiutati già circa 600 minori ospitati nei Centri della rete di protezione salesiana Lares Dom Bosco. “La rete – racconta Joana – mi ha dato la forza per andare avanti, mi ha permesso di valorizzarmi e sapere che non sono sola, mi ha dato una famiglia e un luogo dove mi sento sicura e ascoltata. Ora so che molte donne che come me si prostituivano qui possono trovare un’alternativa concreta per cambiare la loro vita”. Dal punto di vista metodologico è stato replicato e ulteriormente rafforzato l’approccio educativo e psicosociale che caratterizza da anni i Centri della rete, basato sulla complementarità tra accompagnamento psicologico individuale, accompagnamento psicologico di gruppo e laboratori educativi specifici

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