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Povertà e salute mentale: Caritas, un “circolo vizioso” che colpisce giovani, donne e migranti
Attualità
Martina Pacini   
11 Febbraio 2026
ore
12:36

Povertà e salute mentale: Caritas, un “circolo vizioso” che colpisce giovani, donne e migranti

Caritas italiana ha presentato a Roma il Rapporto “Povertà e salute mentale” che evidenzia un aumento della sofferenza psichiatrica soprattutto tra i giovani, le donne, le persone migranti, e uno stretto legame con la povertà

Peggiora pericolosamente il disagio mentale tra i giovani, le donne, le persone migranti in Italia. Ma anche tra persone senza dimora, donne vittime di violenza e tratta, over 55 che precipitano in povertà dopo la morte dei genitori, padri separati working poor, famiglie con figli in carico alla neuropsichiatria infantile. Sono questi i profili più ricorrenti che si rivolgono ai centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane, secondo quanto evidenziato dal Rapporto nazionale di Caritas italiana “Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati” (Tau editrice), presentato l’11 febbraio a Roma, in collaborazione con la Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia e in occasione della Giornata mondiale del malato.

Il Rapporto evidenzia un aumento del 154% dei disturbi depressivi tra le persone accompagnate dalla rete Caritas nell’ultimo decennio. Un disagio mentale che, nell’80% dei casi, si intreccia con condizioni di povertà materiale, relazionale e sociale. E forti disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi di salute mentale, aggravate dal definanziamento e dall’indebolimento dei presìdi territoriali. Il nesso tra precarietà economica e sofferenza psichica è una realtà sempre più evidente, che Caritas italiana definisce come un “circolo vizioso” in cui povertà e disagio mentale si alimentano a vicenda, anche a causa della precarietà lavorativa, del disagio abitativo e della solitudine. Una fotografia allarmante di un Paese dove il benessere psicologico sta diventando un lusso per pochi.

I dati del disagio: La salute mentale in Italia non è più una questione marginale. I servizi psichiatrici registrano un aumento delle richieste del 3%, passando da 826.000 nel 2019 a 854.000 nel 2023. Secondo le evidenze epidemiologiche, tra il 18,6% e il 28,5% della popolazione ha sofferto di un disturbo mentale nel corso della vita. La depressione maggiore colpisce tra il 10% e il 17% degli italiani, mentre i disturbi d’ansia interessano fino al 17% della popolazione.

L’emergenza giovani.  Il dato più preoccupante riguarda le nuove generazioni. L’Indice di salute mentale Istat (2024), pur restando stabile su una media di 68,4 su 100, evidenzia un netto peggioramento tra i giovani di 14-19 anni, con un calo di 1,6 punti rispetto al 2016. Il divario di genere è marcato: tra le ragazze il calo è di 2,3 punti, e solo il 35% delle giovani tra i 15 e i 19 anni dichiara un buon livello di benessere mentale. Tragicamente, questa sofferenza si riflette nell’aumento dei suicidi giovanili, che nel 2021 hanno registrato un’impennata di circa 80 decessi in più rispetto all’anno precedente, un livello che si è mantenuto nel 2022.

Caritas: la “povertà cumulata”.  Nel 2024, la rete Caritas ha incontrato 277.775 persone, di cui il 4,4% con sofferenza mentale. Oltre 7.700 sono state seguite per una sofferenza psicologica conclamata, un dato probabilmente sottostimato per via dello stigma sociale. Un segnale di allarme rosso è l’aumento dei disturbi depressivi, cresciuti del 154% nell’ultimo decennio tra gli utenti Caritas. Il Rapporto evidenzia il fenomeno della “povertà cumulata”: l’80% di chi soffre di disagio psichico presenta tre o più ambiti di bisogno (lavoro, casa, salute, relazioni). Particolarmente fragili risultano i cittadini stranieri, le cui richieste di aiuto ai servizi psichiatrici sono aumentate del 20% tra il 2019 e il 2023, spesso a causa di stress transculturale e precarietà abitativa.

Un sistema poco finanziato e disuguale. A fronte di questo bisogno crescente, il sistema pubblico appare in ritirata. L’investimento per la salute mentale in Italia è fermo a circa il 2,9% della spesa sanitaria complessiva (2023), con enormi divari regionali. La Legge di Bilancio 2026 prevede 80 milioni di euro per il settore, di cui solo 30 milioni per il personale: una cifra irrisoria rispetto al fabbisogno stimato dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica, pari a 785 milioni di euro. Questa carenza di risorse sta portando a uno spostamento dell’assistenza verso il settore privato, rendendo la cura un “privilegio economico”. I Centri di Salute Mentale territoriali sono sempre più depotenziati, trasformandosi in ambulatori con orari ridotti e scarse visite domiciliari.

La narrazione del disagio mentale sui social. Il Rapporto analizza anche il modo in cui la piattaforma social Instagram stia cambiando la percezione del disagio mentale. Da un’analisi condotta tra giugno 2024 e maggio 2025 su 1.715 post pubblici rivela che si sta spostando l’asse dell’autorevolezza dalle istituzioni sanitarie ai professionisti della salute presenti sui social e agli influencer. La gerarchia tematica è dettata dagli algoritmi: al primo posto per visibilità troviamo i disturbi del comportamento alimentare (707 occorrenze), seguiti dai riferimenti generici ai disturbi psichiatrici (513) e dal disturbo ossessivo-compulsivo (508). Anche l’ansia (449) e la depressione (438) godono di ampia risonanza, poiché facilmente associabili a esperienze comuni e narrativamente semplificabili. Al contrario, patologie più gravi e complesse come la schizofrenia (154) o i disturbi dissociativi (58) restano ai margini. Si delinea così una “gerarchia della sofferenza” basata sulla condivisibilità dei post. Se da un lato il social network ha un forte potenziale destigmatizzante, ribaltando i pregiudizi sulla terapia, dall’altro fa emergere una nuova barriera: lo stigma economico. Dai commenti emerge la denuncia di un sistema in cui l’accesso alla cura è percepito come un privilegio per pochi, visti i costi proibitivi della terapia privata e le carenze del servizio pubblico.

La salute mentale come “bene comune”. Nel suo intervento, il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha richiamato la necessità di uno sguardo che tenga insieme cura, diritti e comunità: “La sofferenza mentale non può essere compresa né curata se isolata dalle condizioni materiali e relazionali in cui prende forma” e ricordato come l’incontro tra povertà e sofferenza mentale rischi di trasformare una crisi temporanea in esclusione cronica. A partire dall’esperienza quotidiana della rete Caritas don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana, ha messo in evidenza “l’aumento significativo del disagio psicologico tra le persone in condizione di fragilità socioeconomica”, un fenomeno sistemico “che non può essere affrontato con risposte frammentate”. Don Pagniello ha ribadito che la salute mentale deve essere davvero riconosciuta come diritto fondamentale e bene comune: “Continuare a sottovalutarne il valore significa indebolire la coesione sociale del Paese. La salute mentale è una responsabilità trasversale e un investimento strategico, non una questione per pochi addetti ai lavori”. Durante la presentazione, Giovanna Del Giudice, presidente della Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia ha invitato a “rinnovare l’impegno contro ogni pratica custodialistica e lesiva dei diritti, qualificare e rafforzare i servizi di comunità, prendersi cura della persona nella sua globalità e del suo contesto socio-familiare, con il coinvolgimento delle risorse vive del territorio”. Durante la tavola rotonda sono state presentate anche le esperienze delle Caritas diocesane di Perugia e Bergamo.

Patrizia Caiffa-SIR

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