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Per una cultura della tutela: confronto tra i Servizi tutela minori e il mondo della comunicazione
Attualità
Martina Pacini   
11 Febbraio 2026
ore
12:28

Per una cultura della tutela: confronto tra i Servizi tutela minori e il mondo della comunicazione

A Bologna un incontro tra i Servizi diocesani della regione e alcuni giornalisti esperti. Presenti anche i vescovi Ghizzoni e Beneventi

La Chiesa rafforza il suo impegno nella tutela dei minori e delle persone vulnerabili attraverso una strategia integrata che dialoga con il mondo della comunicazione e dei giornalisti. È il percorso intrapreso dal Servizio per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili (STM) dell’Emilia-Romagna che, sabato 7 febbraio alla Fondazione Lercaro di Bologna, ha proposto un confronto tra quanti operano nei STM e alcuni giornalisti impegnati nelle diocesi per la comunicazione.

Mons. Lorenzo Ghizzoni, Vescovo delegato della Ceer per il Servizio tutela minori e persone vulnerabili e già presidente del Servizio nazionale, ha sottolineato come «occorra compiere soprattutto un’azione di prevenzione, in modo che sia davvero un servizio pastorale, educativo, di sensibilizzazione che risponda alle vere intenzioni della Chiesa universale e delle nostre Chiese locali di prenderci cura dei più piccoli. Il Vangelo ci raccomanda di trattarli bene, di metterli al primo posto nelle nostre comunità, per evitare che ci siano violenze e abusi di potere, spirituali e fisici. Dobbiamo stabilire un rapporto di alleanza positivo con i giornalisti e il mondo dei media, perché la comunicazione può dare un grande contributo a questo lavoro di sensibilizzazione e di educazione. Tutto questo nel rispetto della dignità delle persone e della delicatezza delle situazioni».

«Il mondo della comunicazione – ha detto mons. Beneventi, vescovo delegato per le Comunicazioni Sociali della Ceer – vuole creare sinergia e collaborazione per promuovere soprattutto le buone prassi e percorsi di attenzione al grande scenario della tutela dei minori e delle persone vulnerabili, in termini soprattutto di conoscenza e di promozione del servizio. La comunicazione rannoda i territori e le comunità, offrendo una mediazione tra il Servizio, le parrocchie, le aggregazioni e la comunità civile».

«Con le diocesi dell’Emilia-Romagna – ha affermato don Gabriele Davalli, coordinatore regionale del Servizio Tutela Minori e promotore del percorso – abbiamo scelto il tema della comunicazione tra le proposte offerte dal Percorso nazionale di questo quinquennio 2024-2029. Abbiamo costruito alcuni momenti di riflessione con i giornalisti, sia a livello diocesano che di gruppi di diocesi limitrofe. I giornalisti che collaborano con le nostre Chiese locali sono alleati strategici e partner indispensabili. Insieme, trasformiamo la comunicazione diocesana in un ponte di fiducia e trasparenza, dove l’evangelizzazione incontra l’informazione efficace, presente sul territorio e al servizio della verità».

L’incontro è stato un momento di dialogo e confronto tra i giornalisti esperti e già coinvolti in questi servizi e i responsabili diocesani dei STM e dei Centri di ascolto provenienti dalle varie Diocesi della regione. Un itinerario che proseguirà nei prossimi mesi e che ha già visto alcuni momenti di riflessione. In novembre Chiara Griffini, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori, aveva partecipato all’incontro dell’Ufficio regionale per le Comunicazioni Sociali della Ceer a Bologna, insieme a mons. Beneventi.

Dalle diocesi è emerso un modello basato sulla sinergia tra le diverse realtà ecclesiali, la collaborazione con le istituzioni della società civile e la promozione di buone prassi per rendere sempre più visibile e concreto l’impegno per comunità accoglienti e sicure.

Il contributo offerto da Elisabetta Gandolfi, giornalista de «Il Regno» ed esperta di queste tematiche, ha portato il punto di vista delle vittime. «È importante partire da qui – ha spiegato – perché, per quanto ne sappiamo, in passato le vittime sono state poco o per nulla ascoltate. Riflettere sul loro vissuto ferito in questi “terremoti” aiuta le comunità anche a intercettare per tempo i segnali e a prevenire. La Chiesa ha preso una lenta consapevolezza di questo, ma ora abbiamo molti strumenti nelle nostre mani, non ultimo quello dei Servizi diocesani e dei Centri d’ascolto. Rimane fondamentale fare rete con queste realtà che da più tempo hanno consolidato un cammino per condividere prassi».

«La realtà non ci deve spaventare – ha spiegato Francesco Zanotti, presidente Ucsi Emilia-Romagna, direttore del “Corriere Cesenate” e che fa parte del STM della diocesi di Cesena – ma va affrontata per quello che è e non va evitata. E neppure la verità: se è possibile bisogna raccontare tutto, cercarla insieme e avere a cuore la Chiesa che ci viene affidata, anche con i suoi errori». Nel suo racconto di alcuni casi affrontati come giornalista ha invitato a «non temere di ammettere i propri errori, i propri sbagli. Questo fa aumentare la stima». A volte, nel mondo dei media laici, «c’è un atteggiamento un po’ di sfida nei confronti della Chiesa, mentre nei nostri media non di rado si registra reticenza. Dobbiamo vincere insieme questa riluttanza».

Di collaborazione e rete con il territorio ha parlato Luigi Lamma, delegato Fisc Emilia-Romagna, direttore del settimanale «Notizie» della diocesi di Carpi e che fa parte del STM della sua diocesi: «Nella mia diocesi abbiamo avviato alcune dinamiche di attenzione al mondo dei media locali, la capacità di essere interlocutori attraverso le vie istituzionali, per esempio tramite comunicati stampa e conferenze stampa, ma soprattutto con l’impegno a trovare momenti di dialogo e di rete con le altre istituzioni della società civile che si occupano di educazione, tra cui la scuola, i servizi sociali, i servizi psicologici dell’azienda Usl e le forze dell’ordine. In particolare, abbiamo organizzato anche due convegni che hanno portato buoni frutti su questo versante».

«Il nostro lavoro – ha spiegato Alessandro Rondoni, direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali della Ceer e dell’Arcidiocesi di Bologna e che ha collaborato con don Davalli per l’organizzazione del percorso – è al servizio di un’informazione che sa anche formare una nuova mentalità, una cultura della tutela, non solo dell’emergenza. Certo, ci sono casi spinosi da affrontare e la dignità umana va sempre preservata, servono trasparenza, coraggio e parole giuste, e comunicare il positivo e la ricchezza che la comunità offre anche in termini di fiducia. È il momento di comunicare senza indugi, forgiando un’alleanza solida tra il mondo della comunicazione e i Servizi diocesani. Oggi condividiamo la nostra esperienza per tracciare una rotta chiara: formare una consapevolezza diffusa sulla tutela, curare chi cura ed elevare la comunità a baluardo di sensibilità umana. Non è un io ma un noi che educa, una comunità educante, una comunità che educa a porte aperte».

Il percorso di confronto, dialogo e formazione proseguirà ora per aree geografiche regionali e ha in calendario un altro incontro nel mese di maggio.

Luca Tentori

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