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Papa Leone XIV: “A giugno il prossimo Concistoro”
Dalla Chiesa Nazionale
Martina Pacini   
10 Gennaio 2026
ore
10:10

Papa Leone XIV: “A giugno il prossimo Concistoro”

Un “momento di grazia in cui si esprime il nostro essere uniti al servizio della Chiesa”. Così Leone XIV ha definito il suo primo Concistoro straordinario, nell’omelia della Messa presieduta nella basilica di San Pietro all’inizio della seconda e ultima giornata dell’incontro con 170 porporati giunti a Roma da tutto il mondo. Nelle parole pronunciate a braccio al termine della prima sessione di lavoro, la rivelazione che il Concistoro straordinario non sarà un evento isolato, ma al contrario rivelatore dello stile del pontificato: “Continueremo questo processo di dialogo e discernimento”, ha assicurato infatti il Papa, annunciando al termine dei lavori che il prossimo Concistoro si svolgerà “nella prossimità della festa dei Santi Pietro e Paolo”. Poi si continuerà con una cadenza annuale, per una durata di tre o quattro giorni, ha riferito il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Il portavoce vaticano ha inoltre riferito che il Santo Padre “ha ringraziato i cardinali per la loro presenza e la loro partecipazione, per il loro sostegno, in particolare i cardinali più anziani, per lo sforzo di venire”. “La vostra testimonianza è veramente preziosa”, ha detto loro. “Siamo con voi e vi sentiamo vicini”, le parole del Pontefice dirette ai porporati che non sono potuti venire. Il cammino del Concistoro, ha annunciato Papa Leone, “continuerà con quanto chiesto nelle riunioni dei cardinali prima e successivamente al Conclave, e la metodologia è stata scelta per aiutare a incontrarsi e a conoscersi meglio”.  Quanto al clima del  Concistoro, il Papa ha parlato di “profonda sintonia” e di “sinodalità non tecnica ma affettiva, in continuità con il Concilio, base della conversione e del rinnovamento di tutta la Chiesa”. La liturgia e la Predicate evangelium – altri temi indicati dal Papa oltre alla sinodalità e alla missionarietà, scelti poi dai cardinali come tema di questi giorni “sono connessi a questi temi e al Concilio e non saranno dimenticati”, ha assicurato il Pontefice. Infine il Santo Padre si è soffermato sulla “situazione del mondo, che rende tanto più urgente la risposta di tutta la Chiesa, di fronte alle situazioni di sofferenza e di guerra, che affliggono tante chiese locali”.

Né agende, né team di esperti. Alla radice della parola Concistoro c’è il verbo “fermarsi”, l’esordio dell’omelia. “Noi non siamo qui a promuovere agende – personali o di gruppo –, ma ad affidare i nostri progetti e le nostre ispirazioni al vaglio di un discernimento che ci supera ‘quanto il cielo sovrasta la terra’ e che può venire solo dal Signore”, la precisazione che dice molto dello stile additato da Papa Pervost per gli incontri con i suoi confratelli: “Il nostro Collegio, pur ricco di tante competenze e doti notevoli, non è chiamato ad essere, in primo luogo, un team di esperti, ma una comunità di fede, in cui i doni che ciascuno porta, offerti al Signore e da Lui restituiti, producano, secondo la sua Provvidenza, il massimo frutto”. “Il nostro fermarci è anzitutto un grande atto d’amore – a Dio, alla Chiesa e agli uomini e alle donne di tutto il mondo –, con cui lasciarci plasmare dallo Spirito: prima di tutto nella preghiera e nel silenzio, ma poi anche nel guardarci in volto, nell’ascoltarci a vicenda e nel farci voce, attraverso la condivisione, di tutti coloro che il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine di Pastori, nelle più svariate parti del mondo. Un atto da vivere con cuore umile e generoso, nella consapevolezza che è per grazia che siamo qui, e che non c’è nulla, di ciò che portiamo, che non abbiamo ricevuto, come dono e talento da non lasciar andare sprecato, ma da investire con accortezza e coraggio”.

“Lo spirito con cui vogliamo lavorare insieme – ha spiegato il Papa parafrasando le parole di San Leone Magno – è quello di chi desidera che nel Corpo mistico di Cristo ogni membro cooperi ordinatamente al bene di tutti, svolgendo con dignità e in pienezza il suo ministero sotto la guida dello Spirito, felice di offrire e veder maturare i frutti del proprio lavoro, come di ricevere e veder crescere quelli dell’opera altrui”.

“Da due millenni la Chiesa incarna questo mistero nella sua poliedrica bellezza”, ha ricordato Leone XIV: “Questa stessa assemblea ne è testimonianza, nella varietà delle provenienze e delle età e nell’unità di grazia e di fede che ci raccoglie e affratella”.

L’umanità affamata. Quella nelle parole di Papa Leone è una “grande folla di una umanità affamata di bene e di pace, in un mondo in cui sazietà e fame, abbondanza e miseria, lotta per la sopravvivenza e disperato vuoto esistenziale continuano a dividere e ferire le persone, le nazioni e le comunità”. Di fronte ad essa, ha spiegato, “possiamo sentirci come i discepoli: inadeguati e privi di mezzi”: “Gesù, però, torna a ripeterci: ‘Quanti pani avete? Andate a vedere’, e questo possiamo farlo insieme”. “Non sempre riusciremo a trovare soluzioni immediate ai problemi che dobbiamo affrontare”, ha ammesso il Papa: “Sempre, però, in ogni luogo e circostanza, potremo aiutarci reciprocamente – e in particolare aiutare il Papa – a trovare i cinque pani e due pesci che la Provvidenza non fa mai mancare là dove i suoi figli chiedono aiuto; e ad accoglierli, consegnarli, riceverli e distribuirli, arricchiti della benedizione di Dio e della fede e dell’amore di tutti, così che a nessuno manchi il necessario”.

M. Michela Nicolasi/SIR

 

Foto Vatican Media/SIR

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