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La comunità parrocchiale di Borghetto in festa per la riapertura al culto della chiesa di San Pietro in Vincoli
Dalle Parrocchie
Martina Pacini   
20 Novembre 2025
ore
11:05

La comunità parrocchiale di Borghetto in festa per la riapertura al culto della chiesa di San Pietro in Vincoli

Il vescovo Ovidio Vezzoli ha celebrato l'eucarestia con la dedicazione dell'altare e della chiesa dopo cinque anni di lavori

“Carissimi, ricordatevi di questo giorno: avete partecipato a un evento unico e irripetibile. E di tutto questo dovete rendere grazie a Dio”. Parole forti, quelle pronunciate dal vescovo Ovidio domenica 16 novembre davanti all’assemblea dei fedeli al termine del solenne rito di dedicazione dell’altare e della chiesa parrocchiale di Borghetto intitolata a San Pietro in Vincoli. Aperta dalla processione di ministranti, diaconi e sacerdoti, la celebrazione eucaristica ha visto all’inizio il presule alla sede affiancato dai diaconi Vincenzo e Fabrizio, ormai prossimi ad essere consacrati sacerdoti domenica 7 dicembre in Cattedrale. Ai lati dell’altare i due concelebranti: don Gianemilio Pedroni, vicario generale della Diocesi e don Francesco Villa, parroco della chiesa di Borghetto. Due canti intonati dal coro parrocchiale hanno accompagnato l’inizio della Messa: il primo, “Andiamo con gioia alla casa del Signore”; l’altro “Sollevate, o porte, i vostri frontali: entra il Signore, Re della Gloria”. Terminato il rito di ingresso il Vescovo ha benedetto l’acqua in memoria del Battesimo prima di aspergere l’altare e il popolo di Dio. Poi ha pronunciato questa preghiera: “Prima di dedicare con rito solenne questa nuova chiesa, supplichiamo il Signore nostro Dio. L’acqua con la quale siamo stati aspersi è memoria del nostro Battesimo. Ci aiuti il Signore con la sua grazia perché, docili allo Spirito che abbiamo ricevuto, rimaniamo sempre fedeli alla Santa Chiesa”. E ha così proseguito: “Dio, Padre di Misericordia, presente in questa casa di preghiera, con la grazia dello Spirito Santo purifichi il suo popolo, tempio vivo in cui Egli dimora”.

Dopo il “Gloria in excelsis Deo”, la proclamazione delle letture domenicali e l’omelia del presule che ha commentato il Vangelo (Lc 21,5-19) sottolineando due aspetti: il primo relativo al tempio, che per quanto pieno di arte e di storia, non può essere veramente tale senza le pietre vive rappresentate dagli uomini e dalle donne che lo arricchiscono della loro presenza; il secondo, dove san Paolo pronuncia la frase “Chi non vuol lavorare neppure mangi” per ricordare alla comunità di Tessalonica che ognuno deve fare la propria parte senza oziare in attesa della venuta del Signore nella gloria.

Dopo le litanie dei santi la grande preghiera di dedicazione: “O Dio , che reggi e santifichi la tua Chiesa, accogli il nostro canto in questo giorno di festa dove con solenne rito il popolo fedele dedica a Te questa casa di preghiera. Qui invocherà il tuo nome, qui si nutrirà della tua Parola, qui vivrà dei tuoi Sacramenti. Questo luogo e segno del mistero della Chiesa, santificato dal sangue di Cristo, da lui prescelta come sposa, vergine per l’integrità della fede e madre sempre feconda nella potenza dello Spirito. E’ Chiesa santa, vigna eletta del Signore, che ricopre dei suoi tralci il mondo intero e avvinta al legno della Croce, innalza i suoi virgulti fino al cielo. E’ Chiesa beata, dimora di Dio tra gli uomini, tempio santo costruito con pietre vive sul fondamento degli Apostoli in Cristo Gesù fulcro di unità e pietra angolare. E’ Chiesa sublime, città posta sul monte, cara a tutti per il suo fulgore dove risplende come lampada perenne l’Agnello e si innalza festoso il coro dei beati. Qui la santa assemblea, riunita attorno all’altare, celebri la memoria della Pasqua e si nutra al banchetto della Parola e del Corpo di Cristo”.

In seguito il Vescovo ha compiuto il rito dell’unzione dell’altare con il sacro Crisma e la stessa cosa ha fatto sulle pareti della chiesa. Poi con il turibolo dell’incenso ha incensato l’altare e, tornato alla sede, ha attraversato la navata della chiesa per incensare il popolo dei fedeli e l’edificio sacro.

Terminata l’incensazione l’altare è stato ricoperto di una tovaglia dove sono stati posti i due candelieri con le relative ampolle: lo stoppino è stato acceso al cero pasquale, poi il diacono ha provveduto ad accendere le altre candele. A questo punto nella chiesa, dove il rito si è svolto fino a questo momento nella pe-nombra, si sono accese tutte le luci mentre viene intonato il canto “In Te, Signore, è la sorgente della vita: alla tua luce vedremo la luce”.

La benedizione del Vescovo ha concluso il rito, ma prima il parroco della chiesa, don Francesco Villa, ha riassunto le varie fasi del restauro dell’edificio sacro durato 5 anni ringraziando tutti coloro che hanno contribuito, tecnici e benefattori, al conseguimento dell’obiettivo prefissato a maggior gloria di Dio non solo per la comunità parrocchiale ma anche per l’intera Diocesi fidentina.

                   

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