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Chiesa parrocchiale di Zibello: sulla facciata le statue di San Pio V e di Santa Rosa da Lima
Bassa Parmense, Cultura
Martina Pacini   
15 Novembre 2025
ore
11:07

Chiesa parrocchiale di Zibello: sulla facciata le statue di San Pio V e di Santa Rosa da Lima

Un articolo di Angela Leandri

La chiesa di S. Maria delle Grazie annessa al convento dei Domenicani di Zibello, distrutta nel 1812, si ornava di importanti opere, tra pale d’altare, preziosi intagli e sculture, tra cui le due raffiguranti rispettivamente San Pio V e Santa Rosa da Lima, oggi sulla facciata della parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio.

Poste ai lati del portale d’ingresso, in nicchie ricavate nei due contrafforti che delimitano il settore centrale del prospetto della parrocchiale, esse emergono scolpite nella pietra chiara, in un rilievo quasi totale, che si stacca dai laterizi rossastri della costruzione.

Sono figure solenni, dotate di corporeità, dai gesti eloquenti. A sinistra quella del santo domenicano, identificato dall’iscrizione incisa alla base: “S. PIO V”. E’ presentato in abito pontificale con il triregno in testa e la stola finemente decorata. Il volto è scarno, segnato da zigomi sporgenti, gli occhi infossati, lo sguardo diretto al basso, verso il fedele, emana cordialità. La veste si dispiega in semplici pieghe che evocano la morbidezza del tessuto. Probabilmente nella mano sinistra era presente il pastorale, oggi scomparso.

Pio V (al secolo Antonio, in religione Michele, Ghisleri) nato a Bosco Marengo, Alessandria, nel 1504, morì a Roma nel 1572. Dopo essere entrato nell’ordine dei Domenicani, fu a lungo attivo nell’Inquisizione romana, venendo eletto papa il 7 gennaio 1566. La sua figura è legata alla costituzione della Lega Santa e alla battaglia di Lepanto (1572). Il culto, iniziato subito dopo la morte, condusse alla sua beatificazione nel 1672, mentre nel 1712 papa Clemente XI procedette alla sua canonizzazione. L’iconografia del Ghisleri  è abbastanza copiosa e si trova soprattutto a Roma, nonché nella sua regione, il Piemonte. Nelle terre dell’ex Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla si lega essenzialmente ai luoghi dove i Domenicani esercitarono il loro ministero.

La scultura di Zibello costituisce un ritratto fine e sensibile di tale papa, pensato per l’esterno della chiesa domenicana. Lo stesso pontefice emerge anche nella tela che arricchisce il santuario della parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio, lavoro attribuito a Ignazio Stern (Mauerkirchen 1679-Roma 1748), proveniente sempre dalla distrutta chiesa dei Domenicani. Pio V vi appare insieme ad altri sacri personaggi, mentre adora il Crocefisso, differenziandosi dall’immagine scolpita per i tratti più dolci. Esiste poi, a Piacenza, il pregevole esempio d’ispirazione barocca, documentato al 1733, del carrarese Giuliano Mozani in San Giovanni in Canale, chiesa domenicana che conserva anche raffinate pitture con l’immagine del Ghisleri (1734) di mano del pittore Bartolomeo Rusca. Ricordiamo anche il quadro di Giovan Battista Tagliasacchi eseguito per Enrichetta d’Este nel 1737, passato in Francia, ma già nel palazzo di Piacenza della Duchessa, che lo raffigura dominante in primo piano accanto a S. Anna. Il risalto conferito al pontefice nelle opere che si sono fin qui ricordate si deve di certo al momento storico, alla grande ripercussione in termini di vivo entusiasmo provato dai Padri domenicani per la sua canonizzazione.

La scultura della Santa con il nome che la identifica alla base (“S. Rosa”) è un’immagine che s’impone per l’impostazione aulica nonché per il ricco fluire dell’abito nella nicchia di destra. Indossa una lunga veste che giunge fino a terra, dove deborda verso l’esterno, e un ampio mantello che offre contorno al viso, dai tratti gentili e nobili, e lascia scoperte le mani raccolte sul petto. La figura caratterizzata da pesanti panneggi solcati da profonde pieghe con effetto chiaroscurale stempera un poco il proprio rigore nel brano toccante della destra che si appoggia al cuore. Suora del Terz’Ordine di San Domenico (1586-1617), Rosa da Lima fu beatificata nel 1668 e canonizzata nel 1671, prima religiosa domenicana del Sud America ad essere innalzata agli onori degli altari.

Le statue, che non sembrano discostarsi dai canoni del classicismo barocco, sono riferibili a maestranze venete della prima metà del Settecento. In quella di S. Rosa pare notarsi un riflesso dell’arte di Francesco Bonazza (1695 circa – 1770).

                                                                                              Angela Leandri

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