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La cappella della B. V. del Rosario nella parrocchiale di Zibello: la serie dei Misteri è opera di Marcantonio Ghislina
Cultura
Martina Pacini   
31 Ottobre 2025
ore
10:20

La cappella della B. V. del Rosario nella parrocchiale di Zibello: la serie dei Misteri è opera di Marcantonio Ghislina

Un articolo a cura di Angela Leandri

La chiesa parrocchiale di Zibello dedicata ai Santi Gervasio e Protasio fu fondata da Giovan Francesco Pallavicino e consacrata il 29 agosto 1612 dal secondo vescovo di Borgo San Donnino mons. Giovanni Linati. Fu poi portata a compimento con la costruzione della canonica (1673), della sagrestia e della torre campanaria (1675). E’ in stile tardo gotico con elementi rinascimentali.

Alcuni antichi affreschi, ormai scomparsi, si mostravano ancora al suo interno al tempo dell’arciprete don Bartolomeo Zerbini (a Zibello dal 1866 al 1874), che ne documentò la presenza “sul muro tra la cappella del Crocifisso e dell’Immacolata”, leggendovi la data 1516, e potendo così determinare la datazione del sacro edificio entro gli inizi del 500.

Don Zerbini nelle sue Notizie storiche vecchie e nuove della chiesa parrocchiale di Zibello scritte a partire dal 1871 (presso l’Archivio parrocchiale) offrì un profilo dell’insigne monumento soffermandosi a descrivere le opere d’arte, tra decorazioni, arredi, dipinti e sculture, che apparivano nel luogo. Per alcune ne evidenziò la provenienza dalla chiesa di S. Maria delle Grazie (distrutta nel 1812) del locale convento domenicano (soppresso agli inizi dell’Ottocento), così per le statue di S. Pio V e S. Rosa da Lima, allora come ora sulla facciata della parrocchiale. Ricordò poi ancora, come altra opera giunta nella parrocchiale, da S. Maria delle Grazie, la statua della B. V. del Rosario, che rilevava al centro dell’omonima cappella, tuttora esistente a lato del santuario, insieme agli ovali dei Misteri, ipotizzando per questi ultimi la stessa origine.

La cappella della B. V. del Rosario

La statua della B. V. del Rosario segnalata dal parroco e i “quindici ovati dipinti rappresentanti li quindici Misteri”, così ricordati in un inventario dei beni del convento domenicano (1805), giunsero in parrocchiale probabilmente subito dopo la soppressione della chiesa di S. Maria delle Grazie e vennero in seguito reimpiegati nell’altare pervenuto a noi della B. V. del Rosario, realizzato negli anni trenta dell’Ottocento. Al presente l’altare esibisce la serie dei dipinti ordinati entro eleganti stucchi, ma non la statua originale, sostituita nella seconda metà dell’Ottocento, con quella attuale, opera di Giovanni Collina Graziani di Faenza. Don Zerbini appuntò poi anche l’attenzione sugli stucchi che spiccavano (e spiccano tuttora) all’interno della cappella, dicendoli “lavori di un Rusca parmigiano”.

Oggi essi appaiono a noi: una raffinata decorazione di gusto neoclassico che interessa tutti gli elementi dell’ambiente, dalla volta, all’altare, alle pareti, frutto dell’attività di Matteo Rusca intorno al 1835. Nella parete sinistra si trova incassata una tela, copia secentesca dal noto dipinto del Correggio con la Deposizione dalla Croce, che ricorda l’antica intitolazione alla Madonna e a Maria Maddalena. L’insieme dei Misteri realizzati a olio su tela si sviluppa nell’alzata dell’altare intorno alla nicchia centrale.

I Misteri Gaudiosi a destra, dal basso verso l’alto riguardano l’incarnazione e l’infanzia di Gesù (Annunciazione, Visitazione, Nascita di Gesù a Betlemme, Presentazione di Gesù al Tempio, il ritrovamento di Gesù dodicenne fra i dottori); i cinque Gloriosi in alto, da sinistra a destra, concernono la gloria di Gesù e Maria (Resurrezione di Gesù, Discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e la Madonna raccolti in preghiera, Incoronazione di Maria, Assunzione di Maria, Ascensione di Gesù al cielo) e infine i cinque Dolorosi dal basso verso l’alto celebrano la passione e la morte di Gesù (Orazione nell’orto, Flagellazione, Incoronazione di spine, Andata al Calvario, Crocifissione e Morte di Gesù). Purtroppo non ci è pervenuto il nome del loro autore. D’ impostazione semplice, i dipinti mostrano un’esecuzione coerente, molto sciolta, che li dichiara frutto del lavoro di un unico e abile artista. Le composizioni sono trattate in modo convenzionale non senza rifarsi a modelli figurativi affermati.

L’Annunciazione deriva dalla tela con lo stesso soggetto di Giovanni Battista Trotti detto Malosso (Cremona 1556 – Parma 1616) nella chiesa di S. Francesco a Casalmaggiore. Corrisponde in particolare l’angelo nel suo atteggiarsi e nel busto, solo in parte ricoperto dalla tunica. Il dipinto del rinomato maestro cremonese costituisce un prototipo la cui fortuna in zona si attesta per copie come quella con l’Annunciata e l’Angelo annunciante in S. Antonio a Salsomaggiore. La figura del Risorto è desunta dalla stampa di Lodovico Mattioli (Crevalcore 1662 – Bologna 1747) realizzata dal dipinto di Giuseppe Maria Crespi (Bologna 1665 – ivi 1747), ora al museo di Raleigh (North – Carolina), variamente datato al 1699 o al 1710. Offre appiglio immediato, per l’individuazione dell’ambiente artistico cui riferire l’intera serie, il volto estasiato dell’Assunta, così concepito per esprimere il suo rapimento, che ricorda certa pittura cremonese nell’ambito del Malosso. La tipologia delle figure, il vivace gusto cromatico e il peculiare andamento dei panneggi assai mossi e dagli ampi svolazzi sono tuttavia elementi che rinviano alla pittura di Marcantonio Ghislina (Casalmaggiore 1676 – Gussola 1756) nella sua fase matura, dopo il 1725, quando gli influssi emiliani si fanno marcati.

In tale anno l’artista, che aveva sempre vissuto nella città natale, si trasferì a Cremona dove eseguì opere d’impegno, tra le altre,  l’Ascensione della parrocchiale di Brancere, la grande Moltiplicazione dei pani e dei pesci ora nella controfacciata della chiesa di S. Agata a Cremona, la serie degli Apostoli oggi ai Santi Filippo e Giacomo di Castelleone.

Angela Leandri

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