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Con i fondi dell’8xmille cure e assistenza sanitaria per i più fragili
Dalla Chiesa Nazionale
Martina Pacini   
9 Giugno 2026
ore
11:33

Con i fondi dell’8xmille cure e assistenza sanitaria per i più fragili

Complessivamente, nella riunione del 28 e 29 maggio scorsi, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione dai fondi 8xmille 11.326.020 euro per 64 progetti: 39 in Africa (€  7.268.083), 16 in Asia (€ 2.756.186), 6 in America Latina (€ 791.062), 2 in Europa (€ 330.197), 1 in Medio Oriente (€ 180.492) .

È lievito che fa crescere e aiuta contesti e comunità a potenziare e moltiplicare talenti, avviando o rafforzando processi. Ogni intervento è una goccia che cade su terreni dove quotidianamente sacerdoti, religiose e religiosi, laici, volontari, professionisti, si impegnano nelle periferie sociali e geografiche, promuovendo incontro, dialogo e solidarietà al di là di ogni divisione. È quanto avviene in India, Paese segnato da forti contrasti, dove convivono una formidabile crescita con una fragilità che impressiona. Con oltre 1,4 miliardi di abitanti, è la più grande democrazia del mondo e un mosaico di culture, lingue e religioni. Accanto allo sviluppo nei settori tecnologico e digitale, persistono profonde disuguaglianze, povertà diffusa e forti divari tra città e campagne. Il sistema delle caste, sebbene formalmente abolito, continua a incidere soprattutto su “dalit” – i fuoricasta – e comunità tribali. I cristiani, pur minoranza, svolgono un ruolo significativo nell’educazione, nella sanità e nell’assistenza ai più poveri. In questo contesto, le donne — spesso ancora limitate da stereotipi — emergono come potenti agenti di compassione, cura, educazione e trasformazione sociale. In particolare, nella sanità diventano spesso il volto della cura, dell’accompagnamento, della difesa della dignità umana.  Uno degli aspetti più straordinari è proprio il contributo delle religiose cattoliche nella sanità. Circa 1000 religiose-medico, 25000 suore-infermiere e un esercito di religiosi che lavorano nell’ambito della salute, di cui l’80% opera in regioni remote, rappresentano spesso l’unico riferimento sanitario per molte comunità. Attraverso una rete di oltre 3.500 istituzioni, la Catholic Health Association of India raggiunge più di 21 milioni di persone ogni anno, garantendo cure e assistenza anche nelle zone più povere e marginalizzate.

“Nei corridoi dell’ospedale vedo due Indie che convivono: una moderna e tutelata, l’altra fragile, fatta di migranti e lavoratori senza assicurazione, costretti a rimandare le cure finché anche una malattia lieve diventa grave. L’ospedale diventa uno specchio del Paese”, spiega suor Beena Madhavat Devasia, religiosa orsolina, una delle 1000 religiose-medico, che dirige l’Holy Family Hospital di Mumbai.

Se poi dalle metropoli come Mumbai ci si sposta nelle aree più svantaggiate dell’India, i contrasti sociali si fanno ancora più evidenti. Nella diocesi di Guntur, nello Stato dell’Andhra Pradesh, centinaia di baraccopoli ospitano una popolazione segnata da estrema povertà, carenza di infrastrutture e precarietà lavorativa. In questo contesto, una rete di 106 parrocchie mobilita ogni giorno sacerdoti, religiose e volontari per sostenere lo sviluppo comunitario e assistere i più fragili.

Con il contributo di professionisti e delle Suore Francescane Clarisse, impegnate nell’assistenza infermieristica e nel sostegno alle famiglie, uno dei progetti approvati a maggio dal Comitato, si andrà a creare un centro dedicato ai bambini affetti da talassemia. La struttura sarà dotata di una banca del sangue specializzata e di un reparto per trasfusioni diurne, per garantire cure salvavita a piccoli pazienti costretti a sottoporsi a trasfusioni ogni tre o quattro settimane. Nella regione sono parecchi i bambini affetti da questa malattia a fronte di pochi centri specializzati: molte famiglie devono percorrere oltre 400 chilometri per accedere alle cure. Il nuovo polo sanitario offrirà raccolta e conservazione del sangue, trasfusioni periodiche, campagne di donazione, programmi di prevenzione e supporto psicologico. È previsto anche un ambulatorio mobile per raggiungere le aree rurali più isolate.

Il centro potrà assistere ogni anno tra 200 e 300 bambini, con fino a 4.000 trasfusioni, riducendo drasticamente i viaggi e migliorando la continuità delle cure.  Portare le cure più vicino alle comunità non significherà solo salvare vite, ma anche restituire dignità e speranza a centinaia di famiglie. “La Chiesa – come ha ricordato Papa Leone XIV ricevendo i membri dell’associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA) – sente molto il valore di questo stare vicino: di affiancare le persone, là dove si trovano, presso le loro case, per offrire un accompagnamento, oltre che assistenziale, anche spirituale, specialmente con attenzione alle domande di senso che il dolore suscita e che non possono restare inascoltate”.

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