Dal 6 all’8 maggio la Giornata Nazionale sui Beni Culturali Ecclesiastici e l’edilizia di culto
Si celebrerà a Bologna, dal 6 all’8 maggio, la Giornata Nazionale sui Beni Culturali Ecclesiastici e l’edilizia di culto 2026 sul tema “Rintocchi e risonanze. Campane e campanili, tradizioni e architetture”. L’appuntamento, promosso dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della CEI – Conferenza Episcopale Italiana, si svolgerà quest’anno in collaborazione con l’Arcidiocesi di Bologna e la rivista IN_BO. “Le campane sono e sono state la voce di intere comunità”, sottolinea don Luca Franceschini, direttore dell’Ufficio Nazionale. “Se il campanile è un emblema visivo, il suo suono genera un paesaggio sonoro che collabora alla definizione dell’identità di un territorio. Il convegno esplorerà questa simbiosi: come la necessità di dare ‘voce’ alle campane e ai campanili, espressioni del patrimonio culturale materiale, abbia dato origine ad un sistema di conoscenze e di tradizioni, di competenze e di saperi – ossia a un patrimonio culturale immateriale – ancora ben vivo in tutte le regioni italiane, non solo studiato, ma interpretato dai campanari”.
Una svolta metodologica: oltre gli aspetti monumentali
Novità dell’appuntamento è il superamento di una visione meramente monumentale. Le campane e i campanili non sono compresi solamente come emblema e strutture eminenti del paesaggio culturale materiale, ma come nodi del patrimonio culturale immateriale, ossia dell’insieme vastissimo e multiforme di tradizioni e di linguaggi sonori che contribuiscono a definire il mosaico dei paesaggi italiani.
Una partecipazione scientifica senza precedenti
Un ulteriore elemento distintivo risiede nella genesi del programma scientifico. Per la prima volta, i contributi non sono frutto solo di relazioni su invito, ma derivano dalla selezione scientifica dei materiali pervenuti a seguito di una Call for Papers avviata in collaborazione con la rivista IN_BO. L’iniziativa ha raccolto oltre 100 proposte di intervento, confermando quanto sia profondo e attuale l’interesse accademico e professionale per il patrimonio campanario e per il paesaggio sonoro in Italia.
Cinque le sessioni in cui si articola il convegno
La prima dedicata agli aspetti simbolici cui le campane e i campanili sono connessi, tra tradizioni sedimentate gradualmente – come l’acquisizione delle campane in ambito liturgico –, traslazioni d’affezione – come la migrazione delle campane al seguito delle migrazioni della popolazione – e strumentalizzazioni politiche tanto delle campane quanto dei campanili nelle città di fondazione e nei contesti coloniali e d’oltremare del secolo scorso. La seconda sessione farà il punto sulla catalogazione e la tutela, presentando metodologie innovative e intese operative per censire il patrimonio campanario nazionale non solo come oggetto, ma come bene culturale vivo. La terza esplorerà il paesaggio sonoro, con un focus specifico sulla produzione del suono alla quale collaborano – come dimostrano ricerche innovative – anche i campanili, vera e propria cassa armonica delle campane. La quarta sessione sarà dedicata alla storia e al restauro, con un focus specifico sugli interventi finanziati dal PNRR (tra i quali sarà analizzato particolarmente il caso di Venezia) e sui processi di riuso delle strutture storiche.
Il convegno si concluderà con la quinta sessione dedicata alle tecniche di restauro e di prevenzione sismica, affrontando il delicato rapporto tra le forze dinamiche prodotte dalle campane e la vulnerabilità strutturale delle torri, con l’obiettivo di definire strategie di riduzione del danno reale.
L’appuntamento bolognese si configura come un evento completo sul suono delle Campane, ed anche la sua sede non è casuale perché “la fosca e turrita Bologna” non fu solo irta di torri ma anche di campanili, e la codifica di una tecnica locale di sonata è già attestata dal 1530, quando nella Basilica di San Petronio, ancora incompiuta, il Papa, Clemente VII, incoronò l’ultimo imperatore del Sacro romano impero. Da allora, il «doppio bolognese» non ha smesso di risuonare. Oggi, a Bologna come nelle altre regioni italiane, i gruppi campanari sono animati da una fortissima componente giovanile: una vitalità che garantisce a questo antico linguaggio una continuità che non teme estinzione, confermandolo come parte integrante e dinamica del patrimonio culturale futuro.