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Pasqua: i sussidi preparati con i sopravvissuti agli abusi e i familiari
Dalla Chiesa Nazionale
Martina Pacini   
4 Aprile 2026
ore
08:00

Pasqua: i sussidi preparati con i sopravvissuti agli abusi e i familiari

Accostarsi alla Pasqua insieme a chi ha conosciuto il dolore del tradimento in contesti ecclesiali, per ritrovare quel “filo rosso” che permette di attraversare la sofferenza e tornare a sperare. È la proposta del gruppo di studio “Cura ecclesiale per vittime e sopravvissuti agli abusi e loro familiari” del Servizio nazionale per la tutela dei minori che ha preparato dei sussidi per la riflessione e l’animazione dei giorni del Triduo Pasquale e della Pasqua.

Quattro schede che aiutano a rileggere il cammino della passione, morte e risurrezione di Cristo attraverso la riflessione, la preghiera e la scelta di alcuni brani letterari. Un percorso che inizia con il commento al Vangelo di Giovanni che racconta la lavanda dei piedi, un gesto di servizio e di amore, ovvero il contrario di quanto accade in caso di abuso quando un sacerdote «si è servito dell’asimmetria tipica di ogni relazione pastorale per appropriarsi della nostra intimità». Eppure, si legge nel testo, l’espressione “Li amò fino alla fine” significa che “Cristo entra anche nella ferita prodotta dal tradimento del suo nome, non per coprirla, ma per restituire la coscienza alla sua verità originaria: essere luogo di Dio, non di un altro uomo”.

Il viaggio continua tra l’arresto, il processo, la condanna, la crocifissione, la morte e la sepoltura di Gesù: “Dio – sottolinea la scheda dedicata al Venerdì Santo – non resta lontano dalle ferite dell’uomo, ma le attraversa. Per chi porta dentro di sé la memoria di un abuso, la Croce può diventare un luogo paradossale di incontro: non perché il dolore venga giustificato, ma perché non è più vissuto nella solitudine. Nel Cristo crocifisso si rivela un Dio che non si colloca dalla parte dei potenti che opprimono, ma dalla parte di chi è ferito, umiliato e deriso. La Croce dice che Dio non abita nel potere che umilia, ma nella vulnerabilità che ama fino alla fine. E proprio lì, dove sembra regnare solo il buio, il Vangelo annuncia che l’amore non viene sconfitto”.

Ampio spazio è dedicato al Sabato Santo, “il giorno meno solenne, ma anche quello più umano”. È il tempo del silenzio. “Davanti ad un abuso che mortifica ed umilia chi non ha colpa, alla vista della croce che inchioda un innocente, all’uomo, smarrito e solo, cosa resta da fare? Sprofondare nell’abisso del dolore e correre a nascondersi per paura o per vergogna? Gridare vendetta additando i responsabili e, alzando i toni, pretendere giustizia immediata? O forse potremmo, ancora una volta, volgere lo sguardo a Maria che, in ginocchio, ai piedi della croce sceglie il silenzio?”, si chiede il testo evidenziano che “il silenzio di Maria è il silenzio delle tante madri e famiglie delle vittime degli abusi che, invece di urlare, preferiscono tacere”. “Restare in silenzio – rileva il sussidio – significa sentire compassione per tutti i crocifissi della storia, saper scrutare, anche sotto la croce, la bellezza del figlio, nonostante le ferite subite e l’impossibilità di sentirne la voce, ma soprattutto attendere la deposizione dalla croce che, per le famiglie delle vittime di abusi, vuol dire aspettare i lunghi e incerti tempi della giustizia civile. In questo senso il silenzio diviene intimo abbandono e anche preghiera autentica che, se non riesce ancora ad affiorare sulle labbra, si radica però nel cuore dove, insieme al dolore del Venerdì Santo, con speranza attende l’alba della Domenica”.

L’ultimo passaggio è proprio quello della “nuova alba”, quando i discepoli trovano la tomba aperta: “Quando si è sperimentato l’estremo potrebbe non rimanere più nulla, eppure […]c’è ancora una possibilità, quella di fidarsi di ciò che il Maestro ha detto e che le Scritture avevano annunciato, c’è ancora la possibilità di fidarsi, di credere”.

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