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Il Vescovo Ovidio Vezzoli incontra il mondo della scuola
Uffici Pastorali
Martina Pacini  
29 Ottobre 2025
ore
11:43

Il Vescovo Ovidio Vezzoli incontra il mondo della scuola

E' stata l'occasione per presentare la Lettera pastorale 2025-2026 dal titolo "Fosseto tutti profeti! Discepoli e testimoni"

Sabato 18 ottobre si è tenuto presso il Centro interparrocchiale San Michele l’incontro del mondo della scuola col Vescovo Ovidio Vezzoli per la presentazione delle Lettera pastorale 2025-2026. Erano presenti insegnanti di Religione di ogni ordine e grado di scuola statale e docenti delle scuole cattoliche afferenti alla diocesi di Fidenza.

Ha introdotto l’incontro la direttrice dell’Ufficio Scuola diocesano Lucia Araldi che ha ringraziato il Vescovo ed il Vicario per la Pastorale per l’accompagnamento e la sollecitudine che sempre dimostrano al mondo della scuola ed ha proposto alcune riflessioni.

Il  cammino annuale previsto per i docenti RC è come sempre segnato dal testo della lettera pastorale, che  viene consegnato ad ognuno per un  serio approfondimento personale e comunitario.

In particolare il titolo della Lettera pastorale di quest’anno “Fossero tutti profeti! Discepoli e testimoni” potrebbe indurre all’errore di considerare la profezia come questione da relegare ad una sorta di ambito utopico  e lontano dalla difficile realtà in cui viviamo.

Invece ci aiuta il Vescovo Vezzoli quando a pagina 6 scrive: “Gesù ha profetizzato fatiche, prove, derisioni,  contestazioni, ma nondimeno la sua presenza indefettibile, senza dilazioni né ritardi, assicurando il tempo della messe abbondante. Anche a noi è richiesto di non disporci alla raccolta immediata della messe, bensì di attendere e di non disertare l’opera della seminagione buona e abbondante nella speranza che non delude perché Lui ce lo ha chiesto”.

Forti di questa promessa dunque,  fa meno paura quella parola Profeta, di cui rischiamo di  non  sentirci degni, perché, ci esplicita a pagina 8 il Vescovo “il profeta è servo, non protagonista né stratega. Il profeta è, in tutta la sua umanità e povertà, sentinella che sta col suo popolo al quale è inviato, vi dimora con l’atteggiamento di chi si pone in mezzo, tra il Signore e il suo popolo”.

Viene usato due volte il termine popolo, come per sottolineare  la stretta connessione fra la testimonianza profetica  ed il contesto umano in cui si trova ad operare, quello lì concreto, fatto di volti e di condizioni umane che si vivono.

I tre esempi di testimonianze profetiche che vengono citate nel testo sono a queto proposito illuminanti. Ci vengono presentati tre contesti molto diversi fra loro, seppur abbastanza vicini a noi come collocazione temporale; tre diverse esperienze profetiche: quella di Charles de Foucauld, quella dei monaci trappisti di Tibhirine in Algeria e quella di Don Giuseppe Dossetti.  In tutte e tre le testimonianze si coglie un duplice riferimento inscindibile: l’appartenenza all’unica Chiesa, corpo di Cristo e l’attaccamento alla realtà concreta, come segno del tempo che ci è donato.

Accanto alla riflessione sulla Lettera pastorale, ogni anno viene proposto agli insegnanti un percorso educativo-didattico; è uno strumento di lavoro condiviso a livello diocesano con altri uffici pastorali, con il Vicario per la pastorale e col nostro Vescovo, come desiderio di camminare insieme, accompagnati dunque da chi ci è stato donato come guida. Allo stesso tempo il percorso lascia sempre spazio all’iniziativa dei docenti, in linea con la loro realtà scolastica, con l’età dei loro allievi e in collegamento al progetto di classe e di istituto.

Quest’anno il percorso “Ospiti di questa terra” avrà come focus la Pace: discepoli e testimoni. Ci si aiuterà perciò insieme ad individuare testimoni credibili di quella ricerca della pace, nei modi suggeriti da Papa Leone XIV che per la giornata mondiale della pace (1 gennaio 2026) ha scelto il tema della pace intitolandola “Una pace disarmata e disarmante”.

Il messaggio invita l’intera famiglia umana a rigettare la logica della violenza, della guerra e della deterrenza armata, per riscoprire una pace autentica, radicata nell’amore, nella giustizia e nella solidarietà. In un contesto globale segnato da tensioni, guerre e polarizzazioni. E’ un forte richiamo alla responsabilità personale e collettiva: non basta desiderare la pace, è necessario incarnarla nel quotidiano, attraverso uno stile di vita non violento, attento alle ferite visibili e strutturali che attraversano le nostre società. Il saluto del Risorto, “La pace sia con voi” (Gv 20,19), risuona come invito universale – rivolto a credenti, non credenti, responsabili politici e cittadini – a edificare un mondo più umano, in cui la pace non sia solo assenza di guerra, ma frutto di giustizia e fraternità.

La lettera pastorale ed il percorso didattico annuale saranno dunque il filo rosso che guideranno il lavoro dei docenti di Religione cattolica e delle scuole cattoliche nell’anno scolastico 2025-2026.

Il Vescovo Ovidio ha sottolineato che il titolo della Lettera pastorale “Fossero tutti profeti!” è una citazione dal Libro dei Numeri (11,29). Il testo biblico narra dell’effusione dello Spirito del Signore sui 70 anziani chiamati a condividere con Mosè la fatica del discernimento nella Comunità di Israele. Poiché Eldad e Medad non erano presenti all’assemblea, Giosuè chiede a Mosè di impedire loro di profetizzare.

Mosè invece risponde “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo spirito”. Con queste parole, Mosè dichiara che sono da ascoltare anche quelle persone che, pur non  collocandosi all’interno dei confini dell’istituzione strettamente intesa, ma rimanendone ai margini e non occupando posti di potere,  danno voce allo Spirito di Dio che è stato donato loro. Come a dire che è volontà di Dio che tutti siano profeti. Il richiamo è dunque a tutti di offrire testimonianza umile e discreta di una comunità cristiana che esce dai suoi confini ristretti ed angusti, per aprirsi al mondo.

Il profeta si pone in mezzo, tra il Signore e il suo popolo; davanti a Dio chiede misericordia e perdono per la comunità e davanti al popolo ammonisce sulla disobbedienza a Dio e predica la conversione. Il profeta perciò racchiude in sé  la dimensione del discepolo, (alla sequela del suo Signore) e quella del testimone (che dà voce a quanto ha vissuto e sperimentato).

Ci si domanda: Ma profeti per che cosa? Profeti per la missione, così come nel triennio appena trascorso, abbiamo imparato nel cammino sinodale, caratterizzato da Comunione, Partecipazione e Missione.

Una Chiesa missionaria, in uscita, si colloca in questo tempo preciso, che alcuni definiscono “era postcristiana”. È un tempo in cui è in corso un processo di sistematica decostruzione del cristianesimo, bisogna prenderne atto, senza catastrofismi inutili e dannosi, perché questo è il mondo che ci è affidato, in cui siamo chiamati a testimoniare la fede gioiosa in Cristo Salvatore.

Ci si trova dunque ad essere profeti nell’era postcristiana, ma profeti che osano sperare. In questo tempo, alla Chiesa è chiesto di continuare ad essere sale della terra, per riscoprire il gusto per la vita, l’orientamento per il cammino, annunciando il Vangelo, quell’Evangelo di sempre che non ha bisogno di chissà quali strategie di nuova evangelizzazione, per sapersi proporre  all’umanità di oggi.

Per questo motivo, è particolarmente importante che la profezia torni sempre alle fonti, se si vuole che il discernimento abbia come criteri fondanti quelli che scaturiscono dall’Evangelo e non quelli dettati da convenienze mondane (onori, visibilità, efficienza, risultati).

Lo stile profetico che caratterizza la Chiesa missionaria, in uscita non teme l’insuccesso, la derisione, l’indifferenza, ma accetta di lasciarsi coinvolgere perché ha ricevuto un dono, per grazia: il dono della speranza che non delude.

L’anno 2025 , anniversario  dei 1700 anni dal Concilio ecumenico di Nicea, può essere l’occasione per dedicare una particolare attenzione al nostro Credo Niceno Costantinopolitano che costituisce il rimando al nuclei fondamentali della fede cristiana.

Don Marek, Vicario per la Pastorale, ha illustrato quanto esplicitato nelle indicazioni pastorali, poste alla fine della Lettera Pastorale 2025-2026, mettendone in evidenza tre peculiarità.

Queste indicazioni sono da intendere come arricchimento e non sostituzione ai percorsi già in atto presso le singole comunità; si tratta di esemplificazioni di cammini possibili che tentano di rispondere alla domanda: “cosa significa per il credenti essere profeti oggi?”; individuano alcuni ambiti in cui la dimensione profetica possa trovare un terreno fecondo di seminagione e di crescita.

Specifiche indicazioni vengono rivolte agli organi di partecipazione quali i consigli pastorali; una sollecita attenzione è riservata ai sacerdoti, ai catechisti, ai ministri straordinari della Comunione, ai gruppi Caritas e a quelli di impegno sociale e politico, ai Movimenti, Associazioni e Gruppi ecclesiali.

L’invito rivolto a tutti  è quello di dedicare attenzione a quanto espresso nella Lettera Pastorale, che è reperibile in forma cartacea nelle parrocchie, ma anche sul sito della diocesi in forma digitale. Quest’anno essa è presentata sul sito diocesano anche in forma di audiolibro, per agevolarne l’ascolto oltre che la lettura.

L’incontro ha avuto il suo momento conclusivo nella santa Messa, celebrata nella chiesa di San Michele dal parroco don Marek Jaszczak.

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