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Giubileo del mondo educativo:  per una educazione senza confini
Attualità
Martina Pacini   
29 Ottobre 2025
ore
11:21

Giubileo del mondo educativo: per una educazione senza confini

Grazie ai fondi dell'8xmille, la Chiesa cattolica ha sostenuto 2400 interventi educativi solo negli ultimi 10 anni

Dal 27 ottobre al 1° novembre si svolge a Roma il Giubileo del mondo educativo. Una preziosa occasione di confronto tra quanti animano i luoghi dell’educazione, in particolare insegnanti, educatori e alunni.

La Chiesa italiana, grazie ai fondi dell’8xmille, solo negli ultimi 10 anni ha sostenuto quasi 2400 interventi per oltre 400 milioni di euro, accompagnando milioni di persone, di diverse culture, impegnate a creare fraternità, pace, giustizia attraverso quelle che Papa Leone XIV definisce “comunità educanti, in cui lo sforzo didattico è arricchito dallo sforzo di tutti”. L’impegno condiviso è quello di educare senza barriere, oltre le aule, attraverso scuole, centri professionali, programmi formali e non formali e iniziative di sviluppo comunitario, per superare discriminazioni, disparità e disabilità, offrendo opportunità concrete a tutti.

È quanto fanno i Fratelli delle Scuole Cristiane, congregazione fondata sul carisma di San Giovanni Battista de La Salle, patrono degli insegnanti e degli educatori. In 80 Paesi, con oltre 1100 centri educativi, a servizio di più di un milione di allievi, cercano di rimuovere gli ostacoli che impediscono a bambini e ragazzi di andare a scuola. Ad esempio a Mannar, nel nord-est dello Sri Lanka, gestiscono scuole frequentate in gran parte da figli di pescatori e agricoltori, in condizioni di fragilità economica. Presso “La Salle English Medium School” ci sono anche insegnanti di sostegno dedicati ai bambini con disabilità. Uno di loro, Roshan, racconta: “Qui i piccoli ricevono supporto individualizzato nel percorso educativo, con strumenti e strategie mirate per favorire l’inclusione e la partecipazione attiva. Come è accaduto a Roy, 10 anni, affetto da sindrome dello spettro autistico. Sebbene il suo percorso presenti sfide continue, sono evidenti i progressi ottenuti grazie a interventi mirati, al sostegno familiare e al contesto inclusivo: è più calmo, reattivo, capace di interagire con l’ambiente circostante e con gli altri bambini”.

Anche la storia di Zahra, rifugiata siriana di 14 anni, è emblema del potere trasformativo dell’educazione. “Quando era ora di andare a letto – ricorda – ci stringevamo l’un l’altra, temendo di non svegliarci il mattino successivo. Tutto ciò che si udiva erano aerei, bombe e razzi”. La paura del futuro la tormentava, fino a quando è arrivata alla “Telyani School” del Jesuit Refugee Service – JRS, a Bar Elias, in Libano. Lì ha iniziato dalla scuola materna, ha ricevuto accompagnamento e sostegno psicologico, e ora sta proseguendo la sua istruzione. La scuola le ha offerto un ambiente protetto in cui apprendere arabo, inglese, matematica e scienze, oltre a partecipare ad attività creative. Ha scoperto il suo talento innato per l’arte, che ha utilizzato come mezzo di evasione e di espressione personale. “Ho iniziato a disegnare per calmare la mia anima. Non ho mai smesso. Ho capito che la speranza non finisce in questa scuola e ho imparato a credere che i miei sogni sono più grandi delle mie ansie: devo impegnarmi e realizzarli. Spero un giorno di poter tornare in Siria e raccontare il mio percorso attraverso una grande mostra”.

La situazione educativa in contesti segnati da guerra e povertà è davvero difficile. In Sud Sudan è una delle peggiori al mondo, con il 70% delle scuole distrutte, il 63% degli insegnanti non adeguatamente preparati. In media un bambino frequenta la scuola per appena 5 anni e solo l’1% delle bambine termina la scuola primaria. Povertà, matrimoni precoci e tradizioni culturali, vedono la donna unicamente dedicata alla famiglia. Lo sa bene Theresa, 23 anni, che sta studiando al “Rumbek Health Institute” per diventare ostetrica. Ma ha rischiato di non riuscirci. “Improvvisamente i miei desideri non contavano più nulla. Qualcun altro voleva scegliere per me”. Tra un anno sarà un’ostetrica professionista, in un paese dove 1.223 donne muoiono ogni 100.000 nati vivi a causa di complicazioni legate alla gravidanza. Ma il suo percorso è stata una corsa a ostacoli. Suo zio si prendeva cura di lei e la sosteneva negli studi. Quando a causa di un incidente muore, la vita di Theresa cambia. È costretta ad abbandonare il suo villaggio e la scuola e i parenti le chiedono di dedicarsi alle faccende domestiche e al bestiame. Nonostante le difficoltà, Theresa è fortunata: sposa un uomo che non conosceva, ma che la incoraggia a riprendere gli studi e oggi è determinata ad ottenere il diploma di ostetricia. “Le ragazze in Sud Sudan sanno che il loro diritto all’istruzione – spiega Magdalen, ostetrica e tutor di Medici con l’Africa-Cuamm a Rumbek – dipende dalla volontà degli uomini e trovare un uomo che riconosca il valore dell’istruzione è come vincere alla lotteria”. Ma anche per i ragazzi non è facile studiare. “Da piccolo sapevo soltanto che avrei dovuto guardare il mio bestiame. Vedevo la scuola come una perdita di tempo. Oggi il mio sogno è di educare altri bambini perché possano uscire dalla miseria: la mancanza di conoscenza è pericolosa e può uccidere”, dice Yol Geec, 24 anni, sesto di dieci fratelli, che a nove anni è diventato uno studente del “Mazzolari Teachers College” di Cueibet, gestito dai padri Gesuiti con il sostegno della Diocesi di Rumbek.

Ogni storia di formazione diventa così storia di speranza, per cercare risposte creative e inoltrarsi in sentieri nuovi e inesplorati.

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