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Martina Pacini   
21 Dicembre 2022
ore
11:26

"Rifiuto e accoglienza": il messaggio del Vescovo Ovidio per il Santo Natale 2022

La Parola di Dio fin dall’inizio dell’evangelo di Giovanni, in riferimento al mistero del Natale del Signore, si esprime in modo severo e che, al contempo, infastidisce disturbando quell’aureola di luce effimera e ingenua che spesso circonda l’evento della nascita di Gesù di Nazareth: «Il mondo non lo riconobbe. Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,10-11). La Parola intraprende un viaggio e attraverso un cammino di condiscendenza giunge al mondo come dono della prossimità di Dio all’umanità stanca e senza speranza; ma la risposta del mondo parla il linguaggio della inospitalità. Il venire a noi della Parola è mosso da un atto di libertà e di amore di Dio, come quello che ha presieduto alla creazione del cosmo. È proprio della libertà di chi ama sottoporsi anche al rischio di non essere riamato e riconosciuto nella sua intenzione più profonda: «Eppure il mondo non lo riconobbe». Il mondo pagano immerso nel proprio culto idolatrico e asservito ai falsi dèi è stato incapace di scorgere i segni della presenza misericordiosa di Dio nella storia. Ma anche Israele, eredità preziosa e particolare del Signore, popolo delle benedizioni e sua proprietà esclusiva (cfr. Dt 7,6), non ha saputo discernere il giorno della sua visita perché paralizzato nella propria infedeltà; Israele non si è preso cura di far posto alla Parola, misconoscendo la compassione e la premurosa fedeltà del suo Dio.

Un piccolo resto, però, fa posto alla Parola dichiarandola ospite gradito e aprendole il proprio cuore. L’infedeltà di Israele e la cecità dei pagani non sono l’ultima risposta all’iniziativa amante di Dio. Un piccolo resto di poveri e di umili, sia che appartengano a Israele o che provengano dalle nazioni, è costituito da Dio stesso un popolo di figli, non per merito o per conquista o per concorso umano, ma per grazia. Questo piccolo resto è chiamato ad iniziare un cammino che lo introduce nel progetto di misericordia e di comunione con il Signore.

La Parola che si fa carne, prendendo su di sé tutta la debolezza e il limite della natura umana, rivela tutta la prossimità di Dio alle sue creature, anche nella loro condizione di peccato. Se questo caratterizza il cuore del Natale, noi con quale atteggiamento l’accogliamo? Quando la Chiesa ci consegna la parola di Dio contenuta nelle Sante Scritture, quale ascolto trova in noi? Le facciamo posto? Sappiamo fare nostro il rischio dell’incontro con la Parola, che non è un libro, ma è Gesù il Signore che chiama alla sua sequela per avere vita in lui? Come Giovanni il Battista, siamo testimoni della speranza che viene nel mondo? Siamo pronti a scomparire perché la potenza della Parola appaia? Siamo segni di risurrezione e di speranza in un mondo spesso abitato dalla notte, dal rifiuto e dalla paura? Allora ci renderemo conto che l’evento della nascita del Signore non si presenta come un racconto patetico, circondato da un ingenuo folklore, ma è appello a camminare nella luce, ad uscire dalle nostre grettezze per stare dietro a Gesù Parola eterna di Dio fatta carne, che ci rivela il Padre quale Dio-con-noi, l’Emmanuele, consegnandosi a noi come dono.

Natale del Signore, ben oltre ogni retorica, è accoglienza della Parola nel volto dell’altro che ci visita, nello straniero che bussa ai nostri confini, in chi consideriamo diverso per cultura, per credo religioso, per condizione sociale. Il mistero del Natale del Signore, quale vera alternativa alla cultura dello scarto, è rifiuto di ogni discriminazione, di ogni pregiudizio che acceca, di tutto ciò che offende la dignità dell’altro/a, di tutto ciò che concorre a tracciare distanze generando sospetti e conflitti, di tutto ciò che paralizza nella paura rendendoci incapaci di una speranza audace. Celebrare e vivere l’evento del Natale del Signore significa non rinunciare a cercare vie di pace, di dialogo e di riconciliazione con la sapienza di chi sa scorgere nel cuore degli umani le tracce del bene e la volontà di una fraternità universale, in quanto figli/e dello stesso Dio. Questa luce di speranza cerca un posto, domanda di essere accolta e chiede di brillare nella tenebra di questa povera umanità, non solo a Natale.

+ Ovidio Vezzoli

vescovo di Fidenza

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