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Martina Pacini   
22 Dicembre 2021
ore
10:39

Parola di libertà. Il messaggio del vescovo Ovidio per il Natale del Signore 2021

Parola di libertà

Messaggio per il Natale del Signore 2021

La Parola di Dio è verità che genera libertà autentica. Ciò che costituisce il vertice della rivelazione cristiana, peraltro sconosciuto o comunque inconcepibile per ogni altro credo religioso, è rappresentato dall’evento dell’incarnazione. Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio, fa della storia dell’umanità il luogo nel quale la Parola eterna (Logos) del Padre prende volto e si fa conoscere a tutti nella prossimità della storia. Questo permette l’avvio di un cammino nel quale Gesù incontra ogni uomo e ogni donna nella sua quotidianità, nella complessità della sua esistenza, nella fatica e nelle prove che la vita porta con sé, ma anche nella speranza che ogni cuore coltiva nel proprio segreto, quale anelito alla verità e alla libertà.

Chiediamoci, però, da uomini e donne, credenti e no, praticanti e no del terzo millennio inoltrato: cosa significa oggi che nel Natale di Gesù, Dio si fa compagno di viaggio degli umani? Si tratta solo di una nostalgica evocazione di un evento che appartiene irreparabilmente al passato? Consiste solo nel bisogno di tagliare uno scampolo di tempo che è stato per rifugiarci e ridiventare ingenui? È solo un innocuo ricordo generatore di pensieri pii conditi di una religiosità ormai arcaica, di pochi sopravvissuti e senza parole? Queste sono le possibili derive religiose alle quali i credenti possono sottoporre il Natale del Signore rendendolo inoffensivo, retorico e anestetizzato. Quando si spengono i riflettori e le luci illusorie di un palcoscenico della religiosità civile ed effimera o del “fai da te”, tutto procede come se nulla fosse accaduto. Si può affermare ancora che questo è il Natale del Signore? Questa ipocrisia rituale ricorrente e puntuale nella data del calendario può essere ancora denominata evento dell’incarnazione della Parola di Dio nell’uomo Gesù di Nazareth? A questi interrogativi non ci possiamo sottrarre. Davanti a ciò è necessario svestire l’abito di una convenienza mondana, che non lascia traccia e operare un ritorno alla verità della parola dell’Evangelo, che sola può generare libertà non illusoria.

La parola evangelica ci rivela che nel suo Natale il Signore ci visita nella nostra storia di uomini e donne abitandola e dimorando in essa da ospite inatteso, ma non da giudice. Prendendo dimora in noi avviene come è accaduto nella vita di Zaccheo il pubblicano: “Scendi presto, oggi devo fermarmi a casa tua. Scese subito e lo accolse pieno di gioia” (Lc 19,5-6). Gesù solo conosce, infatti, i segreti più profondi della nostra esistenza e vi fa fiorire la pace.

Sono sempre gli evangeli a rivelarci che Dio viene a noi nel suo Figlio Gesù di Nazareth per condividere la pesantezza, la fatica e le contraddizioni del nostro quotidiano. Questo movimento di ingresso nella nostra umanità Gesù lo compie non scartandola, non indicandola come un luogo di male, di corruzione e di finitudine assoluta, ma trasformandola in dimora di pace, abitazione in cui è ospite la fraternità, la giustizia, la comunione con lui e tra di noi. Nel mistero del suo Natale, Gesù ci insegna che la complessità del nostro quotidiano non costituisce la parola ultima e definitiva sul senso del nostro cammino e della nostra vita. Così è avvenuto per Maria, la madre del Signore. Nell’evento della sua maternità divina ella è stata resa da Dio donna libera di rispondere alla sua parola con un ’amen che ha fatto fiorire il deserto di una umanità destinata alla dissoluzione di ogni cosa: “Eccomi, sono la schiava del Signore; avvenga di me come hai detto” (Lc 1,38).

La Parola di Dio, infine, ci rivela che nel mistero della sua visita il Padre, in Gesù di Nazareth, ci fa conoscere che possiamo non essere più prigionieri di noi stessi, dei determinismi dell’esistenza, dell’immagine che altri hanno costruito di noi e su di noi, delle illusioni che andiamo cercando in una fatica che ci rende sempre più deboli e incapaci di trovare risposte autentiche al perché vivere. La parola dell’Evangelo ci consegna una speranza più grande di libertà e di verità che ci incontra nella nostra storia personale e comunitaria, concedendoci di guardarla e di assumerla, così com’è, nella pace di un cuore riconciliato.

Natale del Signore per noi oggi significa accoglienza di una Parola che ci chiede di guardare la nostra realtà storica senza rimuoverla, senza subirla, senza negarla, ma assumendola nella pace perché è lì che il Signore viene, ci incontra, ci abbraccia, ci rialza e ci libera nella verità della sua misericordia. Per questo la Parola di Dio può annunciare con forza, senza essere smentita nella vita dei discepoli di ogni tempo: “È apparsa la grazia di Dio apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, in attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo” (Tt 2,11-13).

+ Ovidio Vezzoli

Vescovo

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