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Ddl Zan, l'intervista al cardinal Gualtiero Bassetti e l'intervento del presidente Fisc Mauro Ungaro
Ddl Zan, l'intervista al cardinal Gualtiero Bassetti e l'intervento del presidente Fisc Mauro Ungaro
diocesi
Martina Pacini   
16 Luglio 2021
ore
12:04

Ddl Zan, l'intervista al cardinal Gualtiero Bassetti e l'intervento del presidente Fisc Mauro Ungaro

Pubblichiamo il testo dell’intervista rilasciata dal Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, al quotidiano “La Repubblica” sul ddl Zan in data 9 luglio 2021.

Eminenza, il ddl Zan sembra procedere, seppur non senza fatica. La Nota Verbale non è stata una ingerenza indebita negli affari di uno Stato laico?

Nessuno e neppure la Santa Sede ha mai messo in discussione la laicità dello Stato. Il termine “ingerenza” è errato, così come lo è “indebita”. Lo ha spiegato il Cardinale Parolin: il rilievo della Santa Sede si pone sulle possibili interpretazioni del testo, con conseguenze paradossali. In assenza di precisazioni, nel normale svolgimento delle funzioni evangelizzatrici proprie della Chiesa che è in Italia, parte della Chiesa universale, si corre il rischio di rendere punibili arbitrariamente affermazioni di antropologia fondata, tra l’altro, su una fede condivisa da milioni di credenti. È una prassi diplomatica scambiarsi Note Verbali. La Santa Sede ha fatto notare, con toni pacati, alcuni punti. La vera domanda è un’altra: come mai un documento riservato è stato inviato ai giornali per la pubblicazione?

Più volte Lei aveva espresso perplessità su parte del ddl. La Nota Verbale è stata inviata perché lei e la Cei non avete avuto risposta?

Si tratta di profili differenti che s’integrano perfettamente: un’azione non esclude l’altra, proprio per le ragioni che spiegavo precedentemente. Anche in questo caso il Card. Parolin è stato esplicito nell’affermare la piena continuità di vedute e di azione con la Cei, ogni supposizione alternativa è priva di fondamento. La Conferenza Episcopale Italiana, già da un anno, ha formulato pubblicamente le proprie preoccupazioni sul testo, di ampia portata, circa ad esempio la vaghezza del dettato normativo o la pericolosità dei reati di opinione. Esse sono state ampiamente condivise anche da associazioni, movimenti, intellettuali e politici di diverso orientamento culturale. Il rilievo della Santa Sede, espresso in via riservata, è diverso sia per la modalità sia per il contenuto.

Quali sono le perplessità?

È necessario garantire in modo adeguato la libertà di espressione e, tanto più laddove s’intendono introdurre norme di natura penale, non bisogna lasciare margini interpretativi non ragionevoli. Questo discorso vale anche per la Giornata nazionale contro l’omofobia nelle scuole. Altrimenti c’è il rischio che, oltre all’istigazione all’odio, venga sanzionata la libera espressione di convincimenti etici e religiosi e sia inoltre messo in discussione il diritto umano universale dei genitori all’educazione dei figli secondo i propri convincimenti e a insegnare ciò che è bene e ciò che è male. Le nostre perplessità sono le stesse che, durante quest’anno, hanno espresso tante voci di diversa sensibilità: alcune definizioni appaiono molto vaghe e questo renderebbe l’applicazione della legge penale rischiosamente incerta. Come hanno fatto notare insigni giuristi, i ruoli differenti di uomini e donne all’interno delle associazioni cattoliche o l’affermazione di alcune verità di fede potrebbero essere oggetto di procedimenti penali perché da qualcuno ritenute “idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori”.

Eravate informati dell’azione del Vaticano? C’è chi ha parlato di pressioni per un’azione sua o della Cei più importante rispetto a quanto era stato fatto.

Sono ricostruzioni tendenziose e architettate ad arte per generare contrapposizioni. Non c’è stato alcun cortocircuito interno vaticano, né tanto meno tra la Santa Sede e la Cei. Tutt’altro: è evidente che la Santa Sede e i Vescovi italiani hanno la stessa opinione su questo ddl. Entrambe le Istituzioni sono intervenute nel merito e con modalità che sono loro proprie.

Si dice che parte dei vescovi italiani siano nostalgici di una Cei più combattiva sui temi eticamente sensibili. Quale linea le ha chiesto di tenere il Papa in merito?

Il “si dice” è sempre ingannevole. A volte ho l’impressione, ma non sono l’unico, che ci sia come un vezzo a riferirsi a un passato che non c’è più con quella nostalgia che alimenta distrazione sul tempo presente. Noi dobbiamo invece impegnarci per far sì che la nostra voce, la voce di tutti i cristiani, sia percepita in modo chiaro nella società odierna. Ci sono valori umano-universali che il cristianesimo porta con sé e che dobbiamo sempre più saper mettere in campo a servizio del bene comune. Da questo punto di vista sono convinto che il laicato cattolico debba portare un contributo straordinario anche in questa stagione particolare. È necessario riscoprire e saper testimoniare sempre più la bellezza di appartenere a un progetto di vita comune. In questo senso il “cammino sinodale” avviato con l’Assemblea Generale di maggio della Cei può portare buoni frutti. Circa la linea chiesta dal Papa, il Suo Magistero è molto chiaro ed è anche quanto abbiamo messo in evidenza nelle nostre due note sul ddl in questione: accoglienza, dialogo aperto e non pregiudiziale.

La Nota Verbale, o anche il documento che stoppa la benedizione per le coppie di persone omosessuali, contraddicono le aperture del Papa?

In alcun modo propongono la non accoglienza delle persone omosessuali. La Congregazione ha ribadito che non è possibile benedire alcuna coppia che viva stabilmente al di fuori del matrimonio, anche se formata da persone di sesso diverso. Il Catechismo della Chiesa cattolica poi è molto chiaro: le persone con tendenze omosessuali devono essere accolte “con rispetto, compassione, delicatezza” evitando “ogni marchio di ingiusta discriminazione” (cfr n. 2358). E nelle note della Presidenza della CEI del giugno 2020 e dello scorso aprile abbiamo ribadito la necessità e la volontà di accogliere e accompagnare le persone omosessuali. Anche qui, purtroppo, credo ci sia sempre una spinta a ricercare contrapposizioni non fondate. Il Papa, i Vescovi, i sacerdoti, le comunità cristiane guardano alle persone omosessuali con gli occhi di Cristo e tengono le braccia aperte nell’impulso della misericordia. Ci auguriamo una riformulazione del testo.

Molti omosessuali si sentono distanti dalla Chiesa. Cosa pensa?

Il Vangelo è per tutti, la ricerca di Cristo è parte dell’esperienza di ciascuno: nessuno si senta escluso dall’essere parte della Chiesa, che è costituita da quel grande popolo di Dio che in Lui vede la Salvezza. La Chiesa cattolica è evangelizzatrice e porta a ogni uomo e a ogni donna, senza distinzioni di alcun tipo, il proprio messaggio di fratellanza e di comunione da vivere nella sua interezza. Papa Francesco lo ha ben ricordato a Firenze nel 2015: “Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9)”. Il cammino sinodale parte dall’ascolto profondo e reciproco, in un dialogo costante che è incontro.

Pubblichiamo l’intervento del Presidente Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Mauro Ungaro sul ddl Zan a seguito anche dell’intervista al presidente CEI, cardinal Gualtiero Bassetti, apparsa su “La Repubblica”.

MauroUngaro

(Mauro Ungaro, direttore del settimanale diocesano di Gorizia “Voce Isontina”, e presidente della Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc)

L’intervista rilasciata dal card. Bassetti all’edizione di venerdì 9 luglio di “La Repubblica” offre un riferimento preciso a quanti hanno un vero interesse verso le tematiche affrontate dal Ddl Zan. Lo fa rimettendo al centro del dibattito non la sterile polemica alimentata da motivi ideologici, interessi elettorali o necessità di visibilità social ma la ricerca della strada più proficua per assicurare la tutela della persona.

E per ogni credente questa tutela assume un significato ancora più preciso ed impegnativo sapendo che l’altro custodisce in sé l’impronta della creazione di Dio.

Le proposte di modifica testo all’esame del Parlamento, avanzate in questi mesi dalla stessa Conferenza episcopale italiana, da voci espressioni del mondo di ispirazione cattolica ma anche da realtà con sensibilità diverse del nostro Paese, non rappresentano un’astorica pretesa di privilegi confessionali. Intendono, piuttosto, fornire al legislatore un aiuto concreto perché le giuste finalità della normativa procedano di pari passo con la tutela dell’espressione etica e religiosa assicurata dalla Carta Costituzionale ad ogni italiano. Lo stesso richiamo espresso dalla Santa Sede nella sua Nota verbale delle scorse settimane sollecitava il rispetto di un testo quale il Concordato la cui tutela costituzionale è garanzia non per i soli cattolici ma per tutti i cittadini.

Il presidente dei vescovi italiani lo ribadisce con forza nelle riflessioni che ha affidato alle pagine del quotidiano romano: “Dobbiamo impegnarci per fa sì che la nostra voce, la voce di tutti i cristiani, sia percepita in modo chiaro nella società odierna. Ci sono valori umano- universali che il cristianesimo porta con sé e che dobbiamo sempre più saper mettere in campo a servizio del bene comune”. Una mano tesa alla politica secondo quella consolidata tradizione che ha visto il mondo cattolico offrire un apporto fondamentale alla scrittura delle regole per la vita del nostro Paese garantendone la tenuta democratica dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi.

“Accoglienza, dialogo aperto e non pregiudiziale” sono i punti fondamentali di un rapporto auspicato, sollecitato ma non imposto alla luce della traccia indicata da papa Francesco durante il suo intervento al Convegno ecclesiale di Firenze: “Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo ed opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi; tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso”.

Mauro Ungaro – presidente Fisc

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