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S. Giuliano Piacentino, grazie ai fondi dell'8xmille restaurati la facciata della chiesa parrocchiale e il campanile adiacente
S. Giuliano Piacentino, grazie ai fondi dell'8xmille restaurati la facciata della chiesa parrocchiale e il campanile adiacente
diocesi
Martina Pacini   
9 Luglio 2021
ore
11:23

S. Giuliano Piacentino, grazie ai fondi dell'8xmille restaurati la facciata della chiesa parrocchiale e il campanile adiacente

La chiesa di San Giuliano P.no, dedicata a San Giuliano Martire, un tempo era retta da un arciprete che aveva anche la dignità di vicario del vescovo di Cremona, dal quale il territorio dipendeva spiritualmente. Agli inizi del XV secolo divenne poi un patronato dei marchesi feudatari Pallavicino, dai quali fu ceduta con un concordato ai marchesi Casali. La chiesa primitiva venne demolita nel 1180 a causa della corrosione causata dal vicino fiume Po. Per questo motivo fu trasferita in un oratorio di proprietà dei Cistercensi di Chiaravalle della Colomba, dedicato a San Bernardo ed affidato ad una comunità di religiosi dello stesso ordine. Nel 1738 quest’oratorio, divenuto chiesa parrocchiale, seguì la sorte del precedente edificio sacro. Nel frattempo però, per una convenzione tra il marchese feudatario Gregorio Casali e la comunità parrocchiale, si procedette alla costruzione della nuova chiesa, che è poi quella esistente ancora oggi. A quel tempo era parroco don Antonio Casali, che il 1° novembre 1738 benedisse la prima pietra dell’edificio, rivestita d’oro, poi collocata nelle fondamenta del coro. Nel 1742 gli succedette il sacerdote piacentino Carlo Maiocchi, che il 7 gennaio 1743 nel corso di una solenne processione provvide a trasportare il SS. Sacramento dall’oratorio Baroni alla nuova chiesa, giudicata più adatta al culto benché non ancora ultimata. L’edificio conserva nella struttura architettonica il carattere del tempo, un barocco sobrio e composto di pregevole linearità. La facciata, nella quale si riscontra un equilibrato verticalismo, è suddivisa in tre settori secondo lo schema tradizionale, scandita da pilastrate e terminante in un frontone a timpano ricurvo. I riferimenti allo stile gesuitico sono evidenti anche nel campanile, coronato da una cuspide ovoidale.

L’interno è un’aula unica, con tre cappelle laterali per parte, una minore e due maggiori. Un piacevole elemento decorativo è costituito dalle loggette inserite sopra le cappelle minori ai lati dell’ingresso e ripetute, alla stessa altezza, tra le cappelle maggiori; queste si aprono in un arco a tutto sesto prolungandosi sino al limite del cornicione. Il coro, riedificato nel 1889 su una base più ampia, presenta un abside poligonale.

La volta absidale fu ricostruita nel 1971 e decorata dal pittore Pietro Marcotti rispettando fedelmente le ornamentazioni originali; è dello stesso anno la modifica del presbiterio con lo spostamento dell’Altare Maggiore di due metri verso l’abside, secondo le disposizioni del Concilio Vaticano II.

Nella parte frontale del coro spicca l’organo del Serassi, restaurato nel 1929 dal cremonese Giuseppe Cavalli. L’altare maggiore, al di sotto della volta absidale, è in legno intagliato e dorato, ha linee sinuose e si presenta sontuosissimo per mole e per finezza delle ornamentazioni eseguite dal celebre Bertesi. Un notevole abbellimento all’intero presbiterio è rappresentato dalla pavimentazione in marmo pregiato, opera attuata per iniziativa della popolazione nel 1956 quale atto di omaggio all’arciprete Franco Chiusa nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario di ordinazione presbiterale. Sopra l’altare maggiore trova collocazione un cinquecentesco crocifisso in legno che, trasformato nel secolo scorso in un simulacro di Cristo Morto, nel 1974 fu riportato al primitivo stato con una opportuna opera di restauro. Prima degli interventi di restauro, realizzati con l’importante contributo dei fondi dell’8xmille che la Cei destina ogni anno alle diocesi, il paramento murario era in buona parte segnato da fenomeni di sgretolamento dell’intonaco esterno, dovuti agli agenti atmosferici.

Gli interventi che sono stati realizzati, in analogia con quanto l’allora parroco don Mauro Manica aveva promosso anche nelle chiese parrocchiali di Castelvetro P.no e di Croce S. Spirito, riguardano il ripristino del paramento murario nei suoi strati più esterni (intonaci e pitture) e il consolidamento del campanile, che sebbene fosse già stato oggetto di interventi di consolidamento negli anni passati, è l’elemento che insieme alla facciata principale della chiesa necessitava di maggiori interventi per preservarne l’integrità.

Foto 1

(La facciata della chiesa di San Giuliano prima degli interventi di restauro)

Foto19

(La facciata della chiesa di San Giuliano dopo gli interventi di restauro)

La ristrutturazione della chiesa e del campanile di San Giuliano è segno di una Chiesa diocesana attenta alla conservazione degli edifici sacri e di culto. Celebrare i sacramenti e vivere l’Eucarestia all’interno di un ambiente dignitoso aiuta a comunicare quella linfa vitale che permette alle persone e ai fedeli di mettere a disposizione il proprio tempo per il bene degli altri e per il prossimo nei vari spazi di servizio che si trovano in ogni comunità. In questo modo la fede celebrata diventa fede vissuta. Così ciò che viene seminato all’interno della comunità parrocchiale dalla Caritas per il sostegno quotidiano delle famiglie più bisognose fino all’attività educativa articolata nelle numerose proposte di formazione come incontri settimanali, ritiri di preghiera, centri estivi e momenti di festa, potrà portare molto frutto. Poter accedere ai locali senza timore e in piena sicurezza, potersi ritrovare durante le celebrazioni in armonia con l’ambiente che ci circonda, costituisce il punto di partenza per la costruzione e per la crescita dell’intera comunità cristiana.

Foto 10

(Come si presentava il campanile prima del restauro)

Foto16

(Campanile dopo il restauro)

Martina Pacini

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