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Una Chiesa in cammino: la Diocesi rinnova il gemellaggio con Karaganda
Una Chiesa in cammino: la Diocesi rinnova il gemellaggio con Karaganda
diocesi
Martina Pacini   
12 Dicembre 2020
ore
15:24

Una Chiesa in cammino: la Diocesi rinnova il gemellaggio con Karaganda

Sono trascorsi ormai sette anni dall’annuncio di una missione della Diocesi di Fidenza in Kazakhstan, grazie alla disponibilità manifestata dal sacerdote “fidei donum” don Pierluigi Callegari. Una missione –oggi lo possiamo affermare con certezza- del valore profetico oltre che di grande significato pastorale, in continuità con l’esperienza missionaria compiuta negli anni ’60 in Venezuela da alcuni consacrati e laici provenienti dai nostri territori. Quella sera alla presenza dell’allora Vescovo, mons. Carlo Mazza –era il 25 febbraio 2014- la chiesa eucaristica di s. Pietro Apostolo era gremita di fedeli, desiderosi di ascoltare la testimonianza di don Pierluigi e di sapere qualche notizia in più a proposito del Kazakhstan, una delle 15 ex-repubbliche socialiste sovietiche che, dopo il crollo del comunismo, aveva riconfermato alla guida del Paese il vecchio presidente Nursultan Nazarbayev. Nel suo intervento introduttivo don Edo Canetta, venuto appositamente da Milano, aveva parlato di “fermenti religiosi” di cui si avvertiva la presenza all’interno della popolazione locale, anche se prevalentemente orientati verso il culto ortodosso. Da notare anche una presenza italiana rilevante a livello civile con l’arrivo di Eni e Saipem, che aveva portato nel Paese dirigenti, tecnici e operai alle dipendenze delle due società petrolifere. Nelle parole di don Pierluigi era emerso il forte desiderio di annunciare il Vangelo “nelle periferie del mondo” e di farlo nei luoghi dove la dittatura comunista aveva cercato con tutti i mezzi di chiudere ogni spazio a qualunque manifestazione di sentimento religioso senza tuttavia riuscire a spegnerlo. In quell’occasione si era fatto anche cenno all’esperienza missionaria compiuta qualche tempo prima da don Ubaldo Orlandelli a Novosibirsk in Siberia (poi tornato in Italia è attualmente operante a Vigevano come volontario nel settore socio-sanitario). Nel 2013, con la pubblicazione dell’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, Papa Francesco prendeva spunto dalle ultime parole pronunciate da Gesù ai suoi dal chiaro senso missionario (cfr. Mt 28, 19-20) per affermare: “Oggi, in questo “andate” di Gesù, sono presenti gli scenari e le sfide della missione evangelizzatrice della Chiesa: tutti siamo chiamati a questa nuova “uscita” missionaria. Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale cammino il Signore gli chiede per uscire dalla propria comunità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie bisognose di ricevere la luce del Vangelo”. (E 6 n. 20). Destinato in un primo momento della piccola località di Atyrav, successivamente don Pierluigi è stato chiamato a svolgere il suo prezioso servizio pastorale a Karaganda, al fianco del Vescovo, mons. Adelio Dell’Oro. Proprio lui, in una calorosa testimonianza nella Cattedrale di Fidenza, aveva parlato “dell’insopprimibile desiderio di incontrare Gesù Cristo, presente in ogni uomo e in ogni tempo”. E aveva aggiunto: “In Kazakhstan questo desiderio si può toccare con mano a contatto con persone, giovani e meno giovani, grate alla Chiesa per aver fornito l’incontro che ha trasformato la loro vita”. E nell’estate dell’anno scorso una delegazione diocesana, composta da membri del Centro missionario e i guidati dal vescovo Ovidio, si è recata in Kazakhstan per conoscere più da vicino queste realtà e avere la conferma dei profondi cambiamenti in atto. E proprio il Vescovo Ovidio, in occasione dell’ultima veglia missionaria, ci ricordava che il primo missionario del Vangelo è stato proprio Gesù Cristo: è lui che invia i settantadue discepoli alla missione (cfr. Lc 10,1-11) per annunciare che il Regno dei cieli è vicino. Non in un futuro non lontano, ma “qui” ed “ora”. E sono parole che guidano la missione evangelizzatrice anche oggi, con le sue gioie pur segnate dalla fatica che viviamo nel tempo del coronavirus. Continuiamo dunque a sostenere la presenza della Diocesi in Kazakhstan nella preghiera incessante e nella carità operosa che vive concretamente nei tre progetti già avviati da tempo. Ad essi se ne è aggiunto di recente un altro: la nascita del centro educativo per ragazzi disabili. Un motivo in più perché in tutte le realtà ecclesiali della Diocesi le offerte raccolte domenica 13 dicembre rappresentino un segno concreto del gemellaggio che ci unisce nel medesimo cammino di fede.

I PROGETTI AVVIATI NEL TEMPO

Il Centro educativo per ragazzi disabili di Karaganda, inaugurato il 27 settembre scorso, è nato da un’idea di padre Yuriy, direttore della Caritas di Karaganda, che ha voluto avviare un’esperienza educativa a favore dei ragazzi e adolescenti, mettendo a disposizione una casa nel complesso della Caritas stessa. Da circa un mese sono iniziate le attività sostenute da un gruppo di amici, tra cui alcune insegnanti, di diversa provenienza etnica e religiosa. Lo scopo è quello di offrire la possibilità di una amicizia vera attraverso attività di aiuto allo studio e alle attività espressive (canto, danza, gioco, cucina, composizioni floreali, disegno, grafica, informatica, teatro di marionette, recitazione). L’attività più significativa si svolge ogni sabato mattina e coinvolge ormai diciotto ragazzi e ragazze disabili insieme ad alcuni ragazzi del quartiere, seguiti da adulti e da alcuni giovani universitari con alcuni ragazzi del gruppo dei “Cavalieri”. È un momento tanto desiderato e gioioso che coinvolge anche i genitori. Nonostante le restrizioni date dalla gravità della pandemia, si riesce a gustare il tepore di un luogo veramente accogliente che trova tutti coinvolti con un bisogno incolmabile, una domanda profonda e una gratitudine immensa.
Sostegno all’opera delle suore di Madre Teresa di Calcutta: le suore sono presenti da circa 15 anni nella città di Timertau, a Km 10 da Karaganda, un luogo molto provato: hanno una casa in cui ospitano 30 persone bisognose (sole, ammalate, invalide, povere). Accolgono settimanalmente 50 persone che vivono senza dimora, a cui offrono assistenza e un pasto caldo.
Sostegno allo studio per ragazzi meritevoli e bisognosi: il progetto si propone di favorire la frequentazione della scuola da parte dei ragazzi come prevenzione a situazioni di marginalità, analfabetismo e microcriminalità.
Sostegno alle vocazioni ed ai sacerdoti locali. I nove sacerdoti locali della diocesi di Karaganda non hanno alcun sostegno oltre l’offerta per le Sante Messe e un piccolo contributo della Santa Sede. Il Vescovo mons. Adelio Dell’Oro desidera dare un piccolo sostegno mensile per le necessità personali e per sostenere le vocazioni locali.

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